13 REASONS WHY

13 REASONS WHY

 

Di Tommaso Cardinale e Stefano Di Simone

Prima di iniziare la lettura di questa recensione, è bene ricordare che, in ultima analisi, uno degli obiettivi legittimi delle piattaforme come Netflix è aumentare gli abbonamenti (analogamente, uno degli obiettivi della televisione tradizionale è quello di aumentare gli ascolti).

Giudicare come questo avviene è, per fortuna, compito dello spettatore, non più soggetto/consumatore passivo, ma interprete dinamico e interattivo rispetto al prodotto che ha deciso, in qualche modo, di fruire.


Non è mai facile trattare argomenti delicati come il bullismo e il suicidio. Il primo fa parte della vita quotidiana scolastica di molti ragazzi, non necessariamente come vittime, in forme sottili o più accentuate da caso a caso. Spesso però viene ignorato o sottovalutato, si preferisce guardare dall’altra parte per paura delle conseguenze o semplicemente perché ci si sente inadeguati e incapaci di comprendere la situazione. Il secondo è forse uno dei gesti più violenti concepibili, la disperazione che raggiunge il suo apice estremo e drastico, portando ad un gesto che esprime, nel modo più inequivocabile, il dolore emotivo provato da chi lo ha compiuto. Dunque come approcciarsi ad argomenti così delicati nel modo più efficace possibile? Non esistono risposte esatte. Vediamo insieme qual è stata la via percorsa da 13 Reasons sull’argomento.

E’ la serie del momento, realizzata da Netflix, la più twittata dell’anno a solo un mese dalla sua uscita e anche quella che più di tutte sta spaccando in due i giudizi e le opinioni di chi l’ha vista. Hannah Baker, una ragazza liceale, si è suicidata e ha deciso di registrare su delle audiocassette i tredici motivi che l’hanno spinta a compiere questo gesto estremo. Le cassette vengono consegnate in successione a tutte le persone che in un modo o nell’altro hanno contribuito a causare la sua morte, tra cui Clay Jensen. Il ragazzo si mostra incerto e titubante all’ascolto, convinto di non aver fatto nulla che potesse ferire in qualche modo i sentimenti della ragazza, ma timoroso di scoprire che forse non è così.

Tuttavia le cassette nascondono anche terribili segreti che potrebbero cambiare per sempre la vita di tutte le persone coinvolte e che Clay scoprirà suo malgrado. Veniamo dunque catapultati nei ricordi di Hannah, in un costante alternarsi tra presente e passato sottolineato dall’utilizzo di una fotografia calda nel passato e fredda nel presente. Siamo accompagnati nella scoperta dalla voce di una ragazza della quale conosciamo già il tragico destino. Ci vengono mostrati personaggi di vario tipo, ciascuno con il proprio background psicologico, i propri problemi, i suoi pregi e difetti e ognuno di loro ha distrutto lo spirito di Hannah, chi più chi meno, pur non rendendosene conto.

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Risulta sconvolgente poter vedere in modo così chiaro e lampante, spiegato in ogni dettaglio, il quadro completo che tenta di giustificare un gesto così doloroso. Proprio questa è una delle polemiche più pressanti di questo periodo: molti si sono detti timorosi del fatto che la serie mostri il suicidio come un gesto romantico e vendicativo, che potrebbe quindi fornire involontariamente un’ispirazione per le persone che si trovano in una condizione difficile come quella mostrata da Hannah.

Molti ne hanno proibito la visione ai ragazzi e in una scuola canadese è stato vietato persino di parlarne. Al tempo stesso, viene molto criticata anche la scelta di mostrare il tutto senza alcuna censura, dai momenti iniziali molto più pacati fino ad arrivare alle ultime due puntate che presentano a inizio episodio persino un avvertimento per la presenza di contenuti forti ed espliciti, cosa mai avvenuta per una serie Netflix. Il dibattito riguarda dunque se sia giusto o sbagliato mostrare un certo genere di argomenti in questo modo così diretto.

A questo punto bisogna fare una distinzione tra quella che potremmo definire una spettacolarizzazione degli argomenti e la scelta di mostrare un contenuto in modo schietto con lo scopo di lanciare un messaggio forte, chiaro e inequivocabile. 13 Reasons Why non si pone mai con fare morboso e sensazionalistico verso i momenti più espliciti, ma sempre con toni tragici, per far sì che il concetto espresso arrivi in modo diretto allo spettatore, permettendogli una riflessione profonda sugli argomenti e rendendo indelebile l’esperienza della quale Hannah ci rende testimoni.

In Nuova Zelanda la serie è vietata ai minori di 18 anni, quando in realtà sono proprio loro, insieme ai genitori, che più di tutti dovrebbero imparare dalla storia di Hannah, per far sì che si verifichino sempre meno casi del genere nel mondo, sebbene non si possa negare che, a livello letterario e drammaturgico, l’ostentazione dettagliata di immagini violente possa risultare autosemantica, aprendo al legittimo dubbio di “scorciatoia visiva” per rendere in qualche modo complice lo spettatore.

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La sensibilizzazione dello spettatore e il messaggio contro ogni tipo di violenza fisica e psicologica sono i grandi pregi di questa serie, che in molti casi sopperiscono ad alcune mancanze o imprecisioni narrative, e le modalità con le quali vengono espressi questi concetti sono tra le più propedeutiche e riuscite dei nostri tempi. Nascondere il dolore avrebbe reso il tutto vago, intuibile, immaginabile, ma la serie non vuole passare attraverso mezzi termini nel rappresentare la storia di una persona che è arrivata al suicidio pur di porre fine alle sue sofferenze. Era necessario esprimere in modo chiaro come il cyberbullismo possa spezzare una persona e 13 Reasons Why riesce nell’intento, senza però agire criticamente verso l’utilizzo del suicidio come vendetta emotiva (per quanto inconscia nel suo desiderio e inesperibile nel suo compiersi).

Il cast, nonostante la giovane età, mostra grande competenza e talento. Non è difficile immaginare per alcuni di loro un futuro roseo in questo mestiere. Come già detto, in alcuni momenti si avverte una certa debolezza nella narrazione degli eventi, ma considerati i temi e le modalità di esporli è possibile sorvolare oltre. 13 Reasons Why è una serie che può insegnare molto ai ragazzi e ai loro genitori. Tratta in modo efficace e spiazzante tematiche difficili, rendendole molto più accessibili e fruibili. Non abbiate paura di quello che potreste vedere e scoprire, perché solo con la dura verità, con la schiettezza è possibile imparare come agire per prevenire situazioni come quelle di Hannah Baker.

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