Atypical

Il magico mondo dell’autismo.
La normalità è sopravvalutata:  questo l’assunto di Atypical.

Sam, Keir Gilchrist, ha 18 anni ed è affetto da una forma di autismo ad alto funzionamento. Su questo ragazzo, perfettamente integrato a scuola e in famiglia, Atypical concentra la sua attenzione.  Possiede un’intelligenza analitica, le sue grandi passioni sono l’Antartide e i pinguini. Sam vorrebbe tanto trovare una fidanzata ma non sa come fare, come corteggiare una ragazza e come capire se è innamorato o no.

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Zahid, (Nik Dodani), il suo amico del cuore, cerca di indirizzarlo. Vuole veramente bene a Sam, è un ottimo amico, ma da adolescente goffamente iper sessualizzato quale è, talvolta lo confonde. Questo crea indubbiamente toni da commedia. Anche perché Sam è incapace di fingere, dice sempre quello che pensa.

Di una cosa siamo certi: Atipycal è un family in equilibrio tra la commedy e il drama. Il comportamento di Sam suscita spesso ilarità, il grave disturbo dello spettro autistico viene così presentato con leggerezza. Questo non significa che l’argomento sia trattato con superficialità. Il continuo riferimento alla vita dei pinguini, animali monogami e fedeli tutta la vita ai propri compagni , assume, a volte, toni poetici. Rappresenta lo sforzo di Sam di adeguarsi alla realtà senza l’aiuto fondamentale che deriva dalle emozioni e dall’empatia.

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La famiglia di Sam
Per quanto si parli di autismo, in Atypical non si parla solo di questo. C’è una famiglia ripresa nella sua quotidianità con problemi che non sempre s’incentrano su Sam.

La madre Elsa (Jennifer Jason Leigh), è una donna iperprotettiva che a un tratto crolla e si rifugia in una relazione extraconiugale senza futuro. Il padre Doug (Michael Rapaport), un paramedico che  ha abbandonato la famiglia perché incapace di affrontare l’autismo del figlio ma che poi è riuscito a farsi perdonare dalla moglie. Ignora quanto sia stata dura per Elsa quando lui l’ha abbandonata.

Poi c’è Casey, (Brigette Lundy-Paine) la sorella maggiore di Sam.  Lei è sicuramente il personaggio più bello di Atypical. Protettiva con il fratello, lacerata interiormente tra il desiderio di proteggere Sam e la ricerca di autonomia, è una campionessa sportiva. Corre, perché in fondo vorrebbe liberarsi da tante responsabilità.

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Un adolescente atipico, ma pur sempre un adolescente

Sebbene sia considerata una serie minore, Atypical piace molto agli adolescenti. Questo non sorprende, sebbene non possiamo in alcun modo parlare di capolavoro stilistico né di profondità tematiche.

Nella goffaggine di Sam gli adolescenti ci si riconoscono eccome. E’ vero, il ragazzo soffre di una particolare forma di autismo, ma la sue paure, i suoi disagi sono quelli tipici dell’adolescenza. Soprattutto per quanto riguarda i primi approcci amorosi. Si sogna l’amore eterno ma, allo stesso tempo, si deve gestire un corpo in piena tempesta ormonale. Si cercano regole, ma le regole non aiutano a quell’età se non se ne capisce il senso. L’autorità di genitori e insegnanti può apparire odiosa e limitante, ma allo stesso tempo ci si sente fragili. L’elenco potrebbe continuare all’infinito.
Atypical, scritta da Robia Rashid è una produzione originale di Netflix.

3 pensieri riguardo “Atypical

  • giugno 7, 2018 in 8:26 pm
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    sono la mamma di un ragazzo asperger… essere asperger e’ solo una “condizione” non una malattia che si cura… spesso i problemi li ha ,chi ci si rapporta , sono estremamente veri al punto di sembrare finti (passatemi il gioco di parole) . mio figlio e’ perfettamente integrato (si e’ pure fidanzato per un periodo) e seppur diverso da un adolescente che combatte con amori , paure , e incertezze … ha la consapevolezza di poter “combattere” restando esattamente come e’ … se gli chiedi sei felice? lui ti risponde “ora”? perche come tutti ho dei momenti che sono felice e altri che non lo sono …(una verita’ ) … Spesso si pensa che “ridere” dell’autismo sia una sorta di “presa in giro di un ragazzo ,porello, con problemi” …per me ridere e’ un modo per aiutare mio figlio a capire meglio che dell vita “si puo’ ridere, anzi si deve ridere”… (non rido di lui ma con lui, io faccio tanti racconti di vita di mio figlio sul mio gruppo facebook affinche si sensibilizzi a capire , ma senza piangermi addosso ne tanto meno prendendoci sul serio) .., Sono contro a chi deve per forza trovare la catastrofe, (che ne sapete voi di cosa passiamo?) di chi si attacca alla parola “non dire malattia non si dice” e poi in pubblicita’ esce il bambino nella “bolla”, e nessuno dice nulla ,perche ovviamente lo fanno per sensibilizzare (nella bolla di che ? non sono marziani ma li nessuno dice nulla) … “non hai letto il libro del famoso super psicologo che tutto sa’ ?) direi che non mi serve leggerlo, (anche se l’ho fatto ovviamente ) io l’ho vissuto con mio figlio in prima persona e vent’anni fa’ quando la parola “asperger” non si conosceva ancora… meno professori e piu’ ironia per “farli amare” i nostri figli speciali… prendere la vita con ironia per renderci meno antipatici agli occhi della gente, visto che non e’ una malattia e non si cura… ma neanche si muore ve lo assicuro (spero in tanti film ironici come questo per fare in modo che gli adolescenti si identifichino …e pensate si rivedono addirittura in un ragazzo asperger…non so’ gli altri ma mio figlio ringrazia…

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    • giugno 9, 2018 in 12:02 pm
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      Grazie per la tua testimonianza e per aver comunque letto l’articolo!

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