Gomorra 4

Gomorra: la metafora del mondo secondo Saviano

La quarta stagione di Gomorra è indubbiamente più intensa. Dal punto di vista stilistico è un prodotto eccellente confezionato da mani esperte e interpretato da attori bravissimi.

Più intensa, questa quarta stagione di Gomorra, ma più insanguinata, più disperata. Il protagonista, Genny Savastano, prova a costruirsi un’esistenza diversa, lo fa per il piccolo Pietro. Ma quanto diversa? Si intravede un anelito al bene oppure è solo la voglia di vivere lontano dalle strade di Secondigliano che fa parte dei desideri smodati del protagonista? Costruire un aeroporto con i soldi che trasudano di crimini, spaccio, morti e sopraffazioni. Un’esistenza pacifica con la moglie e il figlio sommersa dal lusso. Per il piccolo Pietro, quel lusso, deve essere gratis, indolore. Questi gli obiettivi di Genny.

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Ma ci accorgiamo presto che non funziona così.

Nella scuola frequentata dall’alta borghesia napoletana nessun genitore vuole far giocare il proprio figlio con il piccolo Savastano. Nessun genitore accoglie l’invito a una mirabolante festa di compleanno di Pietro.

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Nessuna redenzione

Molti hanno paragonato la serie Gomorra al Trono di Spade. Al di là dell’etica, ciò che conta è chi vince la partita, direbbe J.Truby.

Un paragone accettabile ma non dimentichiamo l’importante riferimento a Il Padrino parte terza, ai vani tentativi di Michael di allontanarsi dal crimine e condurre una vita più rispettabile. E, falliti i tentativi, alla violenza che si scatena dopo.

Questa è la linea del percorso di Genny che trova sulla sua strada anche un magistrato, Ruggieri, il papà di un compagno di scuola di Pietro.

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E, alla fine, Genny non solo torna quello di prima, ma la sua ferocia lo rende simile a quel padre boss da cui aveva tentato in ogni modo di affrancarsi.

L’ultimo atto dell’ultima puntata lascia lo spettatore basito per il cinismo con il quale uccide Patrizia, dopo averla illusa. Anche lui – come suo padre che ha ucciso la figlia  di Ciro –  uccidendo Patrizia, uccide Bianca, la creatura che la donna porta in grembo.

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Patrizia: figura tragica

In diverse occasioni, abbiamo messo in evidenza come tra tanti scenari narrativi delle serie di oltreoceano, per lo più votati al male assoluto, la donna rappresenti, in alcuni casi, una realtà a sé. La donna in attesa di un figlio, in particolare.

Abbiamo citato il personaggio femminile di Ani ( Antigone) in True detective 2, la detective Kip in Collateral, Molly nella serie Fargo tratta dal film dei fratelli Coen, Giuliana nella serie L’uomo dell’alto castello. La loro femminilità, la condizione di madri in attesa di un figlio,  diviene una fonte di speranza in un mondo completamente pervaso dal male.

Anche Patrizia di Gomorra aspetta un figlio, anche per lei, la bambina che non a caso vuol chiamare Bianca, le suscita un desiderio di voler voltare pagina.

Ma il suo personaggio, costruito, ripetiamo, in modo magistrale, non rappresenta alcuna fonte di speranza. Eppure suo fratello glielo ha detto chiaramente. Che tipo di mamma sarò per la mia creatura?  E la risposta è stata chiara: la peggiore del mondo .

Michelangelo Levante gliela propone una fuga in Svizzera lontano da Napoli, dalle faide delle famiglie. Ma lei, che ha fatto una carriera lampo all’interno della Camorra diventando il boss assoluto di Secondigliano, è rimasta troppo affascinata dal potere per potervi rinunciare.

E’inevitabile che soccomba, perché un boss non può avere debolezze, tanto più quelle di una futura madre.

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Mostri non uomini

Tutto dipende anche dalla visione antropologica di Saviano che ci impone con prepotenza. E la critica non mostra reazioni.

Proteste sono venute dai magistrati, dal sindaco di Napoli, dai questori, dagli abitanti dei quartieri critici della città partenopea e, in questa serie, anche dai medici che hanno trovato ignobile la storia della donna  povera e malata di cancro che non ha alcuna chance per un trapianto.

Polemiche e ribellioni comprensibili. Gli unici due sequestri di cocaina che le forze di polizia fanno sono non tanto frutto d’indagini, ma il risultato della guerra tra famiglie.

Patrizia nuota in acque dove il bene è bandito dalla faccia della terra. Ma non sa vedere altro, nonostante sia una madre in attesa di un bambino. La sua femminilità l’ha uccisa tante e tante volte in questa quarta serie.

I Levante odiano Patrizia nonostante sia la moglie di Michelangelo nonostante aspetti un bambino da lui. I due rappresentano una sorta di Romeo e Giulietta.

In questa quarta serie di Gomorra, come accennato, abbiamo anche un magistrato, Ruggeri, intenzionato a fare la guerra a Genny Savastano,  non perché possiede l’animo nobile dei tanti magistrati che hanno dato la vita per combattere la mafia,  ma perché vuole vincere.

Semplicemente perché vuole vendicarsi di un padre che lo ha abbandonato e forse, raccogliendo notorietà, potrebbe ricredersi e tornare.

In conclusione, non è solo sugli uomini e le donne della camorra che ha vinto il male ma sul mondo intero. Il bene non esiste da nessuna parte. E chi paragona Azzurra, la moglie di Genny, a lady Macbeth, dimentica che Shakespeare non hai mai negato il ruolo drammaturgico della coscienza. Dopo il vile omicidio, infatti, l’assassino diventa pazzo per i sensi di colpa.

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