GREY’S ANATOMY

GREY’S ANATOMY

L’AMORE ALLA FINE DEL TURNO

“Il segreto del mio successo? Da piccola ho letto moltissimo!” Ultima di sei fratelli, Shonda Rhimes, ha passato la sua vita immersa nei libri: dopo la laurea ha cominciato a scrivere nel seminterrato di sua sorella. Spesso i sognatori si ritrovano a vivere nella cantina di un parente. Poi ha dato forma alla sua creatura prediletta, una serie che va ben oltre la definizione di fenomeno televisivo: Grey’s Anatomy. L’ universo creativo di Shonda è un mix di romanticismo cosmico e realtà; alla provocazione che il suo prodotto possa essere un dono esclusivo per il pubblico femminile, risponde con energia ma non smentisce: se anche fosse? Grey’s Anatomy, medical drama all’undicesima stagione, dimostra quanto il livello delle produzioni televisive americane si sia elevato, al punto da stravolgere, rispetto al passato, il rapporto tra qualità e serialità.

La nuova letteratura popolare si va affermando attraverso la complessa costruzione narrativa dell’intreccio e l’attenta descrizione dei personaggi. Nel Grey Sloan Memorial Hospital si vive il non senso del dolore, si affonda nella vita degli altri. Una tazza di caffè si trasforma nel pozzo dei pensieri senza soluzione di continuità, dove si approda per affogare sguardi e memorie. Stacchi, inquadrature e scorci si ripropongono consueti. Qualcuno è seduto sulla panchina del pronto soccorso mentre fuori piove: una mano tra i capelli, un silenzio apostrofato da una riflessione quasi sempre confusa, mentre un’altra faticosa giornata si congeda. “Sai chi sei? Capisci che cosa ti è successo? Vuoi vivere in questo modo? Basta una persona, un paziente, un momento per cambiare la tua vita per sempre, per cambiare la tua prospettiva, colorare il tuo pensiero. Un momento può costringerti a riconsiderare tutto quello che credi di sapere.” La voce narrante è l’intimità, che siede in regia e affida ai sentimenti la parte da protagonisti: una coscienza mista a pulsioni irrefrenabili che ogni tanto rendiconta, conforta o condanna, ma non senza forzature. L’incertezza regna sovrana. Ai personaggi si consegna un’indennità: qualunque scelta faranno, saranno risarciti dall’affetto del pubblico. La vita è un fiume in piena e loro possono parteciparne solamente divorandola, alla fine del turno, magari facendosi amare tra le pareti di uno spogliatoio. I personaggi, tutt’altro che superficiali, sembrano non avere un’idea precisa dell’amore: la leggerezza con cui si lasciano andare diventa un terapeutico strumento per esorcizzare la morte. La poesia è tale che lo spettatore non ha tempo di considerare che agli amati personaggi spesso manca la forza di volontà. Le storie si svolgono in una cornice di bellezza che inchioda: belli loro, Meredith Derek Cristina Mark Owen e tutti, belle le parole dette, bella la messa in scena delle fragilità umane, belli i legami che si creano. Belle, in particolare, le musiche, che attaccano lì dove scatta l’emozione, per condurla al brivido: un elemento tecnico fondamentale, che amplifica sguardi intensi o scene incompiute e che consegna allo spettatore il desiderio di immolarsi sull’altare della passione. “Tu sei la mia persona” dice Cristina in partenza a Meredith. Oltre alla passione c’è l’amore, quello vero, che comincia con la A di amicizia. E questo lascia il segno. In onda il lunedì su FOX Italia , alle 21.00 Ideatrice Shonda Rhimes

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