Grimm

Grimm  è una serie tv americana ideata da David Greenwalt e Jim Kouf. La prima stagione è in onda su Netflix.

Il detective Nick Burckhardt, giovane poliziotto di Portland,  è vittima di visioni inquietanti.   Alcune persone assumono, ai suoi occhi, sembianze di lupi, volpi, topi, serpenti, orchi, streghe. Flash degni degli horror più agghiaccianti. Nick non comprende  per quale ragione gli accada questo. Sua zia, malata terminale di cancro, lo raggiunge per rivelargli finalmente la verità. Lui è un Grimm. I suoi genitori  sono caduti sotto i colpi di creature malvagie, i Wesen. Appartenevano, come lui, alla dinastia millenaria che fin dal medioevo, oltre a scrivere libri di fiabe, cataloga mostri e studia tecniche per liberare la terra dal Male.

Creature oscure capaci di atti malvagi

Chi sono i Wesen? Si tratta di creature mostruose che hanno però l’aspetto di persone normali, vivono, agiscono, lavorano nella società. Cosa significa? Che la famosa genia dei Grimm, che ha raccontato le favole più famose e archetipiche del mondo, ha solo raffigurato in modo allegorico quello che esiste da sempre nella realtà: creature oscure capaci di atti malvagi.

La zia  consegna a Nick una roulotte  piena di preziosi cimeli fiabeschi: coltelli, archibugi, pozioni … soprattutto un manuale antico scritto a mano dove ogni Wesen, nelle sue infinite declinazioni, viene descritto nelle sue abitudini e nella sua ferocia. E, naturalmente, il modo efficace per annientarli.

La vita di un Grimm è ad alto rischio

La struttura delle puntate di questo fantasy metropolitano, che è anche un crime di tutto rispetto, è assolutamente classica. Quaranta minuti scanditi da un teaser, tre colpi di scena, un caso di puntata che si conclude, un eroe a tutto tondo, umano, sensibile ma senza alcuna complessità morale. Il problema serio di Nick è Juliette. La zia gli ha consigliato di lasciarla per evitare che diventi vittima inconsapevole dei Wesen sui Grimm.

I Wesen posseggono il libero arbitrio?

Eddie Monroe, il Blutbad, il lupo mannaro, sembrerebbe indicarci una riposta positiva. Eddie diventa vegano e amico di Nick. Collabora con lui nelle indagini. Insomma rinnega la sua natura, lavora per le forze del bene, non solo, ne è affascinato. Certo,  Eddie è un caso isolato, ma la sua presenza evita la banalizzazione di una lotta manichea tra il bene e il male.

Grimm e Once Upon a Time

Grimm non ha lo spessore di Once Upon a Time. Soprattutto non ne ha il respiro allegorico. In Once Upon a Time, le favole classiche diventano fonti di speranza. Gli autori, Edward Kitsis e Adam Horowitz, geni indiscussi nonché autori anche di Lost, puntano l’accento su redenzione e speranza, generando una continuità tra le due serie.

Infatti, in Once Upon a Time, è in nome della speranza che anche i cattivi possono diventare buoni ed è anche in nome della speranza che il fine non può giustificare i mezzi perché non si può conquistare la felicità (il lieto fine) facendo del male agli altri. La speranza per sua natura si riferisce a una realtà non ancora presente ma che si ritiene in qualche modo possibile. E per i nostri protagonisti sempre più chiaramente si identifica con la possibilità del perdono e con la salvezza che restituisce loro il lieto fine.

Grimm è una serie giocosa

Niente a che vedere con  Grimm  anche se è comprensibile che diverta di più. Indubbiamente è un prodotto giocoso, al limite del surreale. Le scene splatterv vengono alleggerite con elementi di commedia. E alla fine un po’ di leggerezza permette ai narratori di non prendersi troppo sul serio.

Questa giocosa superficialità nel maneggiare le favole, tuttavia,  crea talvolta un effetto pasticciato. Non tutto viene drammaturgicamente spiegato, non sempre è chiaro il legame delle puntate con la favola di turno evocata, non sempre si riescono a capire le motivazioni, i moventi e gli obiettivi dei personaggi appartenenti Wesen.

Ecco un trailer di Grimm:

Siamo sicuri che il male sociale dipenda solo dai Wesen?  Dai mostri, insomma dalle creature malvagie? Ma forse questo poco importa al pubblico di affezionati che in fondo non sente l’esigenza di filosofeggiare troppo sull’argomento.

Hall of Series ha fatto una bella analisi del mondo delle fiabe nelle nuove serie tv.

 

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