Il capitano Maria

Il Capitano Maria

DONNE E DIVISE:L’ARCHETIPO DELLA DEA ATENA

di Francesca Orlando

Il Capitano Maria Guerra  ritorna in Puglia dopo la morte del marito, il magistrato del Tribunale dei Minori, Guido Guerra, ed è la madre di Lucia, 18 anni – che si fa chiamare Luce perché il nome sa di vecchio – e di Riccardo un bambino che frequenta la scuola elementare .

 

Quando Lucia finisce in un brutto giro di sbandati e viene arrestata, la madre decide di riportare i figli a casa, per sentirsi un po’ più vicino al ricordo del marito, morto d’infarto.
Maria è un capitano coraggioso, salva un bambino kamikaze da morte certa, affronta in prima persona le situazioni più pericolose, ma resta inerme di fronte ai disagi della figlia, che vive in pieno la sua adolescenza, in preda ai fantasmi legati al lutto del padre.È il dramma delle mamme che vivono da sole che devono coniugare la famiglia al lavoro, un lavoro quello di Maria che spesso non perdona.

UN’INDAGINE DELICATA: UN BAMBINO KAMIKAZE

L’indagine di cui si sta occupando il Capitano è piuttosto delicata: bambini kamikaze ed altri reclutati a posizionare ordigni nelle scuole e in edifici frequentati da tante persone. Il caso vuole che proprio nella scuola frequentata da Luce e Riccardo, vi sia un potente ordigno telecomandato a distanza e pronto ad esplodere. La soffiata è stata data da Roma, dal Comando Generale dopo le dichiarazione di Patriarca, un detenuto in 41bis che coordina gli uomini di questa associazione terroristica. Patriarca chiede la revoca della disposizione per andare agli arresti domiciliari. Una figura emblematica, che tiene in pugno il Colonnello dei Carabinieri, pronto a tutto pur di salvare quella scuola. Sembra che la punta dell’indagine sia proprio lui.

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Parallelamente, il tenente Labriola sta conducendo un’indagine sul deep web, studiando algoritmi e sistemi di comunicazione latente nel virtuale. In classe di Luce c’è una ragazza particolare, Annagreca Zara, ma geniale con la tecnologia che riesce ad alterare il segnale dell’ordigno e a salvare l’intera scuola. Il Capitano è all’oscuro di ciò, ma si rivelerà una pedina importante per altri avvenimenti. Chi è, e con l’aiuto di chi è riuscita là dove gli artificieri hanno fallito?

UNA DIVISA, UNA MADRE SOLA

Un altro prodotto sulla giustizia quello di ieri sera, una divisa e una donna, un connubio che cominciamo a vedere spesso nei nostri schermi, con l’ultima stagione di Don Matteo per esempio. Anche lì il Capitano era una donna ed esprimeva la sua indole gentile e sensibile, nonostante facesse un mestiere duro e prettamente maschile.
La scelta del nome del protagonista non è infatti stata casuale: Maria, il nome che per antonomasia esprime il concetto della purezza e della maternità, un nome semplice eppure ricco di simboli, un nome comune – diremmo noi, eppure quasi in disuso – ma che si sposa bene con il personaggio.

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Gli uomini e le donne in divisa che, giorno dopo giorno, mettono a repentaglio la loro vita per la sicurezza dei cittadini, è gente comune con famiglie a carico e problemi davvero comuni a tutti. Persone come chiunque tra noi, spesso eroi bistrattati da un sistema sociale incomprensibile, diventano gli eroi ai nostri occhi e nell’immaginario di ogni bambino.
Maria è così, una mamma e una vedova con un lavoro scomodo per qualcuno. Maria è semplice, è materna ma sa farsi rispettare dai suoi uomini; Maria è alla ricerca della verità e ha a cuore il bene di tutti. I suoi figli che la stimano ciascuno a modo loro, l’aiutano in questo difficile compito che le spetta. È proprio intorno ai suoi figli che ruota la storia privata di Maria, un’indagine complicata che la metterà a dura prova.

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