IN TREATMENT

IN TREATMENT
IL LATO UMANO DELLA CURA

Giovanni Mari è uno psichiatra psicoanalitico, riceve a casa e si relaziona vis a vis con i suoi pazienti che vede ciascuno in un giorno diverso. Il venerdi è dedicato alla sua supervisione, come da prassi teorica, perché è importante  “ch’egli sia sottoposto a una purificazione psicoanalitica (…) ogni rimozione non risolta nel medico corrisponde (…) a una ‘macchia cieca’ nella sua percezione analitica” (Freud S., Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, 1912, in Tecnica della psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1982). Nella seconda serie, attualmente in onda, il dr. Mari deve affrontare il procedimento penale a suo carico, per la morte di un suo paziente, e la separazione dalla moglie.

Nel suo studio ascolta molte storie: Irene avvocato, ex paziente che conserva ancora molti conflitti irrisolti, Mattia, il figlio obeso e conteso di una coppia seguita precedentemente, l’imprenditore Guido che conduce le sedute ma non se stesso (soffre di attacchi di panico), Elisa che nega il suo tumore e cerca approvazione dal terapeuta. C’è anche Mara, una sua vecchia fiamma, che il dottore incontra dopo la consueta seduta di analisi personale, e scopre essere seguita proprio dal suo supervisore.
Nella prima stagione sono condensati tutti gli elementi della psicoanalisi: dalla costruzione del setting alle caratteristiche della tecnica in senso stretto. Tutto quello che avreste dovuto sapere e nessuno vi ha detto, potremmo dire; ma anche teoria e pratica della tecnica psicoanalitica con i suoi pregi e i suoi difetti, persino con i suoi rischi.
È il caso – nella prima stagione – del rapporto tra il terapeuta e la paziente Sara, quando gli manifesta, senza troppe velature, di essere attratta da lui. Sara nasconde un bisogno d’amore non appagato dalla realtà, che finisce per coinvolgere il terapeuta nella relazione, attraverso rappresentazioni libidiche anticipatorie. Il suo è un tentativo di gratificazione pulsionale di tipo autoerotica che trova, nella debolezza dell’analista, il raggiungimento della soddisfazione. Accogliendo la richiesta della paziente, il terapeuta viene meno al principio della cura psicoanalitica che “va condotta in stato di astinenza”, lasciando che ella metta in atto ciò che avrebbe dovuto rimanere un contenuto psichico (Freud S., Dinamica della traslazione, 1912, in op.cit.). Anche nell’analisi di coppia (Pietro e Lea) si ravvedono attacchi alla terapia, sotto forma di transfert negativo. Pietro manifesta quello che la maggior parte dei pazienti mostra a contatto con la psicoterapia, esprime resistenza verso l’analisi e quindi verso se stesso: sminuisce l’operato del clinico, ridireziona l’obiettivo dialettico, elude le domande, evitando quindi la collaborazione.
Nella seconda stagione, invece l’attenzione si sposta sul soggetto narrativo della serie che non è più la terapia psicoanalitica, bensì il terapeuta. È la figura del medico in quanto uomo che si spoglia delle sue resistenze e che attraverso il suo lavoro tocca con mano la consistenza delle sue incertezze. È durante la supervisione con Anna che il terapeuta, diventato paziente, ridimensiona il suo ruolo. Vessato dalla denuncia penale e frustrato dalla separazione dalla moglie, egli perde di vista lo scopo della cura analitica, ponendosi molti dubbi. La guida sapiente del suo supervisore gli rimanda il significato di tale smarrimento, nascosto nei suoi conflitti personali. È qui che l’attenzione narrativa si svela in tutta se stessa. Virtù e segreti della terapia psicoanalitica lasciano il posto alla figura del terapeuta. Non più figura neutrale, di cui si può solo fantasticare, non vi è neppure la considerazione per cui “il medico deve essere opaco per l’analizzato, e come una lastra di specchio, mostrargli soltanto quel che gli viene mostrato ” (Freud S., Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, op.cit.). L’analista ora è invece qui in tutta la sua umanità, non un deus ex machina, nemmeno una figura onnipotente che tutto sa (anche se in realtà, la conoscenza e la cura si creano nel rapporto col paziente) oppure libero da sofferenze. È proprio in questa dimensione umana che l’uomo si interroga sul senso della cura, quando la vicenda di Dario diventa una questione penale e quella di Elisa un problema umano. Fin dove si può spingere la psicoanalisi se una paziente malata di tumore non vuole farsi curare? Oppure, sono un buon clinico? A queste domande, il terapeuta non sa rispondere. Certo, sono presenti molti errori deontologici, come acconsentire a dare del tu a una paziente giovane, accorciando in tal modo la distanza della relazione clinica, scegliere di farsi rappresentare legalmente da una sua paziente o accettare di seguire il figlio di una coppia precedentemente in cura. Ecco dove sono i limiti dell’uomo, del padre e del terapeuta. È un affare delicato quello di mettersi in gioco: lo sanno i pazienti.
Pietro, Guido, Sara sono solo alcuni dei pazienti che entrano ed escono dallo studio del dottor Mari. Ma sono anche quelli che rappresentano un po’ tutta l’umanità. Uno di noi, insomma che custodisce, seppure inconsciamente, un disagio o un conflitto e che come tale lo porta a creare relazioni alterate e comunicazioni distorte. Sono sempre più spesso individualità esacerbate da una ricerca spasmodica di visibilità di tipo narcisistico: chi cerca di esprimere potere sugli altri per non entrare in contatto con se stesso; chi negando la sua stessa realtà se ne crea un’altra e cerca conferma del suo gesto, ma anche altro. Quindi, smarrimento e confusione: condizioni esistenziali del nostro tempo, quelle che una volta si chiamavano disturbi di nevrotico e che oggi, sempre più spesso, si ritrovano in un quadro più netto e confuso allo stesso tempo. E’ qui che la psicoterapia entra in gioco con le sue parole e soprattutto con i suoi silenzi. Perchè non di sole parole è fatta la psicoterapia: il potere taumaturgico delle parole lascia spazio alle comunicazioni profonde, che non si vedono e non si toccano, ma si possono solo esperire nella realtà della vita, di cui la terapia è solo un assaggio.

 

 

IN TREATMENT
in onda dal 23 novembre dal lunedi al venerdi alle ore 19.40 su Sky Atlantic
con Sergio Castellitto, Michele Placido, Barbora Bobulova, Adriano Giannini, Licia Maglietta, Isabella Ferrari, Maya Sansa, Francesco De Miranda, Alba Rohzwacher, Greta Scarano
prodotto da WildSide in collaborazione con Sky Cinema e La7
scritto da Stefano Sardo, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Ilaria Bernardini, Giacomo Durzi
regia di Saverio Costanzo

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *