Il ritorno di Antigone

Nel lavoro di analisi delle serie tv più volte ci siamo soffermati sulla poetica sempre più incline a svincolarsi da quei costrutti antropologici divenuti patrimonio dell’umanesimo personalista. Spesso abbiamo parlato di cultura del post-umano, e ci si è interrogati a quale scenario culturale, antropologico ed esistenziale facciano riferimento molte delle storie analizzate. In questo approfondimento cerchiamo di svelare una nuova rotta drammaturgica in alcuni personaggi femminili.

Personaggi femminili, anomalie luminose

Desiderio di superare ogni limite imposto dalla scienza, dalla morale, dalla corporeità, dalla coscienza, dal diritto. Queste alcune delle costanti. Storie costruite in contesti nei quali il bene e il male diventano concetti in balia delle circostanze, dove non si tracciano né percorsi di felicità né si cerca il senso della vita. Scenari spesso drammaticamente nichilisti con ipotesi tragiche sul futuro dell’Umanità. Di parole nel nostro sito ne abbiamo spese molte, i nostri approfondimenti ne rendono testimonianza.

In questi scenari dove sembra che la speranza non abbia più voce in capitolo e dove i valori tradizionali sono stati tutti messi in discussione, ecco che le anomalie appaiono inaspettatamente luminose. La maggior parte delle volte gli araldi di una prospettiva nuova sono straordinari personaggi femminili.

E se un comune denominatore possiamo trovare tra donne diversissime tra loro è sicuramente quello di uno dei personaggi femminili più noti di sempre: l’Antigone di Sofocle.

La donna che parla della legge inscritta nel cuore umano da sempre: A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’inferi, Dike, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dei. Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove provengano…

A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’inferi, Dike, fissò mai leggi simili fra gli uomini

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La femminilità in True Detective 2

Non a caso la protagonista di True detective 2 si chiama proprio Antigone. Ani, Antigone, richiama il personaggio della tragedia classica in modo diretto o subliminale (gli uccelli necrofagi che volteggiano in cerca di cadavere senza sepoltura). Suo padre, un hippy fondatore di una comune, non le ha trasmesso alcuna norma morale, eppure lei è diventata una detective. Quando era solo una bambina, nella comune del padre fu portata via da un uomo, e probabilmente violentata. Oggi ha una dipendenza sessuale che la pone in cattiva luce presso i suoi superiori. Ma la supererà grazie all’amore vero per un collega.

Nonostante ciò, l’omonima del personaggio greco ha la chiara consapevolezza di una legge scritta nella coscienza che in qualche modo rimane inalterabile. Cerca la verità per se stessa, perché di fronte alla verità non è possibile accettare i compromessi. In uno scenario di violenza e di prevaricazione, una creatura fragile e ferita riesce a vincere sul male. Alla fine della storia, Ani diventerà madre.

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La fragilità femminile in Collateral e Fargo

Vediamo gli altri esempi. Trasferiamoci in una serie poliziesca inglese ai tempi della Brexit: Collateral. Diversa dal solito crime investigativo, la serie fotografa un’intera nazione alle prese con la crisi dei rifugiati e le pressioni dell’emigrazione dal Medio Oriente dopo la catastrofe umanitaria in Siria.

Kip Glaspie è la detective che indaga su un caso di omicidio. Una donna incinta, che in un certo senso incarna la fragilità. Allo stesso tempo possiede una forza umana che getta una luce di speranza in una società profondamente corrotta e in crisi.

Siamo diventati un paese crudele

Kit prova compassione per le due donne irachene e si comporta con loro in modo umano incarnando i valori profondi di una Europa cristiana che non c’è più, almeno, a quanto sembra, nel Regno Unito. Anche lei segue la legge interiore non quella degli uomini.

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In dolce attesa è anche la protagonista di Fargo, la serie tratta dal capolavoro dei fratelli Coen. Molly, una donna che non ha certo l’aspetto di una di quelle poliziotte avvenenti con i tacchi a spillo delle serie poliziesche mainstream, si muove in un ambiente prettamente maschile dove, dopo l’assassinio del suo capo, ha ben poca voce in capitolo. È lei a innescare il circolo virtuoso del bene vincendo su un personaggio demoniaco come l’eccezionale Lorne Malvo, seminatore di violenza e morte. Molly incarna la natura provvidente del bene.

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The man in the High Castle, l’apoteosi di Antigone

Ultimo esempio tra tanti personaggi femminili che vogliamo riportare in questa analisi, sicuramente rapsodica e che potrebbe non finire qui, è  la protagonista di The Man in the High Castle, serie fantascientifica basata sul romanzo ucronico distopico di Philip K. Dick, La svastica sul sole (1962). Il personaggio centrale è Juliana. Lei non è solo l’apoteosi dell’Antigone di Sofocle, quella che segue la legge interiore, incisa dalla notte dei tempi nell’animo umano. È qualcosa di più. È la forza di un’umanità vera che vince su un male potentissimo costruito dal nazismo germanico che ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e sottomesso l’America.

Dopo che sua sorella Trudy, membro della resistenza, è stata uccisa dai nazisti giapponesi, Juliana comprende che deve fare qualcosa ma non accetta la violenza. Lei non è un’assassina e di fronte alla persona si arrende: salva la vita al filonazista Joe Black e prova compassione per Tomas Smith, figlio di un potente nazista americano. Senza volerlo, Juliana ferma una terza guerra mondiale. Vive fuggendo, perché sia la resistenza che i nazisti vogliono ucciderla.

L’uomo dell’alto castello è il custode dei due mondi, uno nei quali hanno vinto i nazisti, l’altro in cui ha vinto l’America. Questo garante della Storia cerca proprio una persona come Juliana per fermare la catastrofe: una donna buona capace di commuoversi per il destino di un ragazzo, pronta a rinunciare a tutto per un bene superiore.

Maternità, compassione, generosità, empatia, prontezza a dare la vita, se necessario: queste le caratteristiche delle quattro protagoniste portate come esempio. Non eludendo la crisi antropologica dell’Occidente (in particolare quella dell’America post 11 settembre), questi personaggi femminili aprono uno spiraglio di speranza con le loro storie. Questi personaggi femminili sono in grado di ricordare non solo la bellezza ma soprattutto la forza dello spirito umano.

Lo spirito umano, quello che nella serie Falling Skies era fonte di ammirazione per il capo ribelle degli extraterrestri.

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