Il sapore delle margherite

IL SAPORE DELLE MARGHERITE
Angeli e demoni

 

di Francesca Orlando

-Il diavolo è subdolo, non si nasconde dietro pecore sacrificali…
-Dove si nasconde il diavolo?
-Ci sono crimini terribili, chi li compie non ci arriva da un giorno all’altro, ma a poco a poco. Inizia dalle cose piccole. Lucifero non ha il volto di un mostro, era bellissimo. Non minacciava né possedeva nessuno. Al contrario, era amabile e persuasivo. Il male lontano dai riti e dai gesti eclatanti, si nasconde alla vista di tutti, con travestimenti inaspettati. Accanto a noi, nella vita di ogni giorno.

Con questo dialogo, si apre il quarto episodio della serie “Il sapore delle margherite”, di produzione spagnola e per questo in lingua originale, con sottotitoli. Un thriller con sottofondo drammatico e con un sfaccettature psicologiche di rilievo, sebbene la qualità di alcune scene lasci sconcertati.

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Quel che colpisce subito è sicuramente il titolo: che sapore hanno le margherite? Un fiore semplice all’apparenza ma amaro nel suo gusto. Margherita è il nome di uno dei personaggi della storia, ma è anche la metafora di questa storia. Il significato floreale della margherita rimanda alla purezza d’animo, all’età dell’innocenza, all’infanzia.

Che sapore ha l’infanzia quando questa viene violata, venduta ed anche vilipesa? Una serie che parla di donne attraverso le donne. Donne ferite e umiliate, donne che convivono con un dolore inconsolabile che grida solo vendetta ma che, grazie all’incontro con altre donne altrettanto sanguinanti, trova una diversa forma di riscatto. Quella di consegnare il colpevole alla giustizia.

Rosa Vargas, tenente della Polizia Civile della Galizia è sulle tracce di una ragazza scomparsa. Si reca a Murias un’apparente tranquilla cittadina per risolvere il caso. Il corpo di polizia locale collabora alle indagini ma nutre dei sospetti su questa collega un po’ particolare.

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Il suo carattere è schivo, assume psicofarmaci e sembra nasconda qualcosa. Come del resto molti dei suoi abitanti. C’è tutto un intreccio di fili che fanno capo ad una ingarbugliata matassa criminale, alla base della sparizione della ragazza e della morte di molte altre donne.

L’ipotesi del serial killer si dipana man mano che i fili vengono presi ad uno ad uno fino a sciogliere il grande nodo che è nel mezzo. Un insospettabile agente della polizia locale insieme ad altri tre uomini compongono una banda criminale per conto di Vidal, il proprietario di un club a luci rosse, che sfrutta ragazzine e per conto del quale si organizzano festini privati tra soldi e sesso con uomini potenti.

Mauro, il poliziotto, non è l’unico ad avere una doppia vita. Il tenente Rosa Vargas è in realtà Eva Mayo una poliziotta laureata con lode in criminologia e agente di profitto nel Corpo della Polizia Civile della Galizia. Sostituendosi alla vera Rosa Vargas si mette sulle tracce della ragazza scomparsa per conoscere i dettagli della morte della sorella.

Marta Labrada viene tenuta nascosta da Xabier uno degli uomini del clan, per salvarla da Mauro che voleva estorcerle un video compromettente. Aveva chattato con il sacerdote della comunità e aveva capito che era giunto il momento di redimersi e di salvarsi.

Ma era stata rapita. Non prima di aver telefonato a Rosa per darle notizie importanti sulla morte di sua sorella Margherita.
Quel che accadde a Margherita non fu un incidente stradale, come Eva cominciò a pensare, ma un vero e proprio omicidio.

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Quel giorno, a causa di un guasto alla macchina, Margherita cercò qualcuno che l’aiutasse. Le venne incontro Bernabè un uomo con evidenti problemi psichici e motori ma dall’animo buono che per sbaglio spinse la ragazza contro l’auto facendola cadere a terra svenuta. Spaventato cominciò a gridare e quando arrivò il poliziotto cercarono di farla rinvenire. In un momento di assenza di Bernabè, la ragazza si svegliò ma vide che dall’auto del poliziotto pendeva il braccio inerme di una donna. Margherita fu uccisa da Mauro, per una ‘mala suerte’ perché al momento sbagliato, nel posto sbagliato.

Oltre al titolo, d’effetto è la titolazione degli episodi che, come capitoli, traggono ispirazione dal Canto dell’Inferno di Dante Alighieri. La presentazione della comunità che nasconde i più torbidi segreti sotto una maschera di perbenismo e altruismo è raccontata dal primo verso del III Canto dantesco.

La porta dell’inferno che si presenta ai due poeti è descritta qui con la sparizione di Marta e nella sfilata dei personaggi che ruoteranno intorno a lei (“la perduta gente”). Il secondo episodio è annunciato dalla terzina del quarto Canto quando Dante descrive il Limbo.

Perché i personaggi di questa storia sono anime che non sono dannate ma vivono nell’eterno desiderio di salvarsi, senza riuscirvi. Bernabè, uomo semplice e immaturo, ma in fondo un uomo buono come un bambino. Non amava che venisse toccato sulla spalla offesa da un brutto incidente che ebbe con suo fratello.

Collezionava oggetti colorati che trovava ovunque e rivendeva a chi mostrava tenerezza nei suoi confronti ; Xabier, componente del clan, suo fratello, colpevole della menomazione di Bernabè che accudisce e protegge da ogni insidia, un uomo apparentemente mite che ama platonicamente Samanta, una ex prostituta che si prende cura di loro, ma che nasconde un segreto ingombrante.

Un uomo che si professa cristiano, che prega tutti i giorni, una religiosità la sua un po’ particolare e a volte inquietante. Marta che conduceva una vita di imbrogli e ricatti. E tutte le Pamela/Ana che lavorano al club a luci rosse, che vogliono salvarsi tutte le volte da quelle notti infinite.

Poi ci sono le vittime, “cotesti che son morti” (titolo del quarto episodio e XXIV Canto dell’Inferno), riemergono pian piano da questa storia: sono i corpi di alcune donne sepolte dopo essere state uccise. Tra queste, anche quella che sarà identificata con Margherita perché presenta subito segni diversi del modus operandi dell’assassino. Il ricordo di Margherita è come dice Dante nel V Canto dell’Inferno, “nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria” ed è su questo ricordo che il penultimo episodio ha inizio.

È quindi nell’ultimo episodio che tutta questa matassa ingarbugliata prende senso e si dipana. “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” perché quel che si scopre è davvero forte. Ad uno ad uno, ciascun personaggio spiega una parte della verità fino ad allora taciuta, chiarisce ogni passaggio dando un senso a ciò che di oscuro era stato mostrato prima. La rivelazione che rende giustizia alle vittime anche a quelle che sono sopravvissute, nonostante tutto.

 

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