JANE THE VIRGIN

JANE THE VIRGIN

IL SENSO DEL FIGLIO

Jane è una giovane cameriera di vent’anni che si scopre incinta per un errore medico.
La dottoressa che avrebbe dovuto soltanto farle un controllo, le pratica l’inseminazione artificiale destinata a un’altra paziente. Da questo momento in poi si susseguiranno una serie di  eventi riparativi e tentativi di risoluzione di questa che è, nemmeno troppo all’apparenza, una storia surreale.

Ma procediamo con ordine.
Jane vive con sua madre e sua nonna in un clima familiare piuttosto curioso. La sua giovane mamma l’ha avuto che era poco più che adolescente e l’ha cresciuta aiutata da sua madre, la nonna di Jane, una donna pia e moralista che però non suscita alcun bigottismo pesante ma, se vogliamo, anche una certa ilarità. Jane scopre così di non essere stata desiderata come figlia e che anzi, addirittura la nonna almeno all’inizio cercò di convincere sua figlia ad abortire. Ma in seguito fu  accolta con amore e ancor oggi preservata da ogni tentazione. Il padre di Jane, ignaro di avere una figlia, è il famoso attore della telenovelas preferita da Jane che vorrebbe poi di incontrare tornando a frequentare sua madre.
Il ragazzo di Jane è poliziotto che, appena prima di ufficializzare il loro fidanzamento, scopre la gravidanza della compagna. È spaventato e vorrebbe che la ragazza non tenesse il bambino. Ma Jane decide di proseguire la gravidanza e di consegnare il bambino alla famiglia del donatore. E chi è il donatore? Raphael, una vecchia conoscenza di Jane, proprietario dell’hotel dove lavora come cameriera, nonché fratello della ginecologa che le ha praticato l’inseminazione. Anch’egli sconvolto da questa assurda situazione, coglie però il buono che c’è: superato il trauma del cancro che lo ha travolto, capisce che ormai il suo matrimonio è finito. Sua moglie, invece, fredda e calcolatrice è una donna che punta soltanto ad accaparrarsi i suoi soldi: lo tradisce con il suo migliore amico e cerca di procrastinare il divorzio in modo da sfruttare le clausole dell’accordo prematrimoniale. La storia della tresca giunge al cospetto del poliziotto che sta indagando su un caso in cui è coinvolta proprio la moglie di Raphael. I due si mettono d’accordo affinché non si scopra l’altarino e che Jane affidi il bambino senza problemi. Inciuci, invischiamenti, storie parallele e storie intrecciate in un grande minestrone che disorienta il pubblico per una narrazione complicata e inverosimile.
Aspetti religiosi mescolati ad altri più prettamente etici, la gravidanza di Jane si configura come l’esempio così attuale della fecondazione eterologa e dell’utero in affitto, che in questo momento storico-sociale divide gli uomini e le donne del nostro tempo. Evitando di discuterne le implicazioni morali e psicologiche, a noi interessa cogliere il senso di questa storia, nel significato dell’essere figli.
Rispetto alle gravidanze indesiderate di Jane e sua madre, il rifiuto del bambino viene scavalcato da un sentimento di consapevole accettazione silente di un fatto naturale e positivo. Questo aspetto coinvolge riferimenti del passato e di natura paterna che, almeno in queste due figure, sono assenti. Nella concezione teorica freudiana, infatti, il desiderio inconscio di avere un bambino corrisponderebbe al desiderio fallico: attraverso il figlio, la donna realizzerebbe l’ancestrale desiderio infantile diventando madre. L’assenza dei padri si sostituisce e si compensa nell’avere dei figli. Il figlio che chiude il triangolo familiare e che, in un’ottica più prettamente relazionale, tenta di ricreare una nuova relazione con i genitori, almeno con quelli rimasti. Quello da cui Jane cercava di evitare, ovvero rimanere incinta giovane come la madre, è proprio quello che sta vivendo. Una nuova riedizione e un riscatto del vissuto materno. Il passato che si riproduce nel presente, il bambino che si fa padre nell’uomo. Il bambino che funge da collante col passato, portando in sé la promessa di ritrovare ciò che è perduto. Questa che potrebbe sembrare una strumentalizzazione del bambino, avviene – di fatto – in maniera del tutto inconsapevole ed è in queste ragioni che va cercato il senso del figlio.
Il bambino può rappresentare il redentore, colui che concede nuove possibilità alle ambizioni frustrate dei genitori, il personaggio ideale che rimedia ai nostri errori; il collante coniugale, come l’amante rispetto alla rappresentazione di un marito senza ruolo; il figlio fantasticato di un altro uomo; oppure il dono che entrambi i genitori si scambiano vicendevolmente.
Qui non c’è scambio consapevole né di amore né di sperma, ma solo eventi fortuiti e complicati. Trappole esistenziali da cui, ognuno dei personaggi vuole liberarsi. Dapprima Jane, poi il suo fidanzato, infine Raphael. Ma ciò che sembra solo un meccanismo di riproduzione, diventa invece un istinto di ritrovamento. Ed è nel momento della prima ecografia che tutto ciò accade. Solo i genitori debbono essere presenti a questo evento, anche se non sono uniti da un legame sociale: è il battito del bambino a ricordargli che esistono insieme per una progettualità comune. Qualcosa, infatti, sta cambiando…

 

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