IL TEMPO E LA STORIA II

IL TEMPO E LA STORIA 

UNA PASSEGGIATA NEL PASSATO 

Martedì 7 ottobre, con un giorno di ritardo, si è aperta la nuova stagione del programma “Il tempo e la Storia”. Poiché squadra che vince non si cambia, il format si avvale dello stesso conduttore e della stessa squadra di consulenti storico-scientifici dell’anno scorso tra cui Emilio Gentile, Isabelle Chabot e Giovanni Sabatucci (la maggior parte degli studenti di storia contemporanea si ricorderanno di aver studiato sul manuale Sabatucci-Vidotto, diventato un’istituzione). Novità per questa stagione è

la costruzione di documentari “ad hoc” sui temi trattati in puntata, scelti tra i più cliccati del web, che diminuiranno il ricorso all’archivio delle Teche Rai. Ogni video possiede una propria bibliografia, fatta di nomi, date e luoghi a cui lo spettatore può attingere. La puntata si articola in una chiacchierata su un particolare evento, personaggio o tema storiografico tra il conduttore e lo studioso invitato a partecipare; in realtà l’utilizzo di questa formula non è proprio nuova: era il 12 maggio 1933 quando il presidente americano Roosvelt fece la prima di quelle che divennero famose come “chiacchierate al caminetto” (fireside chats), per spiegare con toni rassicuranti il New Deal, agli americani spaventati dalla crisi. In modo diverso ma sempre con toni rassicuranti Bernardini ci conduce in una passeggiata nella storia sposando un certo “low profile”, che a volte però rischia di rendere meno prolifera una discussione del resto sempre molto produttiva: nella prima puntata, dedicata al tema della caccia alla streghe ad esempio, si è privilegiato un certo tipo di approccio storiografico che seppur condivisibile in molti punti, non ha toccato corde addirittura centrali della questione, cioè come la stregoneria fosse strettamente correlata alle donne, non solo perché esse si interessavano a certe pratiche considerate all’epoca con sospetto (come la preparazione di erbe o la professione di levatrice); ma anche perché tutto questo era collegato a una certa visione del corpo della donna, da cui derivava il suo ruolo all’interno della società. Geniale l’idea di associare al tema trattato un libro, un film e un luogo di riferimento. Sabatucci ci sorprende citando Sidney Pollack e noi segniamo un punto per la divina Barbra e uno per le ragazze: ora quando il vostro fidanzato alzerà gli occhi al cielo perché lo costringete a vedere “Come eravamo” per l’ennesima volta, potrete rispondere con aria compita: “l’ha detto Giovanni Sabatucci”. Tiè.

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