Il Trono di Spade | Ottava stagione

Si è conclusa una delle serie più seguite degli ultimi anni: dopo sette stagioni andate in onda dal 2011 al 2019, il gioco dei troni ha visto un vincitore. L’ottava stagione de Il trono di spade è strutturata in due archi narrativi di tre episodi. Nella prima parte, i vivi sono chiamati a combattere contro i morti, mentre nella seconda parte si gioca il destino politico dei sette regni: riuscirà Daenerys a conquistare l’ambito scranno, con l’aiuto dei suoi draghi e di Jon Snow?

I temi dell’ottava stagione de Il Trono di Spade

Dopo una lunga pianificazione, all’inizio della stagione tutti i personaggi sono chiamati a mettersi in gioco per la risoluzione dei loro conflitti interiori ed esteriori. Oramai l’esercito di non morti del Re della Notte è arrivato a Grande Inverno, dove gran parte dei protagonisti della serie si è asserragliato per affrontarlo.

Il mondo fatto di intrighi, tradimenti, politica e sotterfugi cede il posto a un imponente scontro della vita contro la morte, della luce contro le tenebre. Il tema predominante nella prima parte dell’ottava stagione è proprio la sopravvivenza e la solidarietà tra gli uomini che possono scegliere se rischiare la propria vita per il bene dell’umanità, mettendo da parte le differenze dettate dalla storia o dall’appartenenza, oppure scappare e rimanere a guardare.

Ciò che ha reso celebre la serie televisiva tratta dai romanzi di George Martin viene in questa pur breve stagione espresso alla massima potenza: nessun eroe è al sicuro, tutti possono morire da un momento all’altro, sia perché “tutti gli uomini devono morire” ma anche perché questa insicurezza della vita è un marchio di fabbrica degli autori. Eppure il pubblico percepisce chiaramente che oramai si sono delineati dei personaggi intoccabili: Jon Snow, che tra l’altro è già ritornato indietro dalla morte, Tyrion Lannister, patricida, arguto e imprevedibile moralizzatore del finale di stagione, e Daenerys, la Madre dei Draghi, decisa a liberare il mondo dalla tirannia di Cersei Lannister.

Il potere di una buona storia

Sia il distacco dai libri che la grande passione del pubblico sembrano garantire a questi tre personaggi una certa immunità dai colpi della sorte che di solito in questa serie non lasciano scampo a nessuno. Nell’ottava stagione il crudo “realismo” di Martin cede il posto a una certa dose di poesia e simmetricità narrativa: non che manchino le grandi morti e gli estremi sacrifici; piuttosto, c’è l’impressione di un desiderio di narrare una grande storia, piuttosto che una storia solo “realistica”. L’impressione viene confermata in un monologo quasi alla fine dell’ultima puntata: “Cosa tiene unite le persone? Gli eserciti? L’oro? Le bandiere? Le storie. Non c’è nulla al mondo più potente di una buona storia. Niente può fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla”.

Non c’è nulla al mondo più potente di una buona storia. Niente può fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla

Archi narrativi che si risolvono tragicamente

Come già detto, tutti i personaggi sopravvissuti affrontano le loro battaglie decisive. Sebbene manchi quell’imprevedibilità della sorte così cara a Martin nei suoi libri, molti archi narrativi si risolvono tragicamente. Da qui in poi sono previsti dei grandi spoiler, per cui non proseguite se non avete ancora visto l’ottava stagione de Il Trono di Spade.

Sono due i personaggi che hanno un epilogo sorprendente nella loro tragicità: Jaime Lannister e Sandor Clegane. Entrambi lungo il susseguirsi delle stagioni hanno maturato un certo cambiamento. Il Mastino, ossessionato dalla figura fraterna e dal fuoco, ha deciso di rischiare la vita dopo aver visto la fede di Thoros di Myr e di Beric Dondarrion. Non si tratta di una vera e propria conversione, ma dell’ennesimo segno di una certa umanità emergente in un mondo di violenza e persecuzioni. Jaime, dopo aver perso la mano destra che lo aveva reso famoso per l’abilità nella spada, si è trovato a fare i conti con i propri limiti e ha imparato a vedere con più chiarezza quelli della sorella, di cui comunque è sempre rimasto innamorato.


Nonostante questi cambiamenti evidenti che portano lo spettatore a immedesimarsi e a “tifare” per la loro felicità, gli autori hanno deciso che i due non sono cambiati così tanto da vincere le loro rispettive ultime battaglie: Sandor muore in uno scontro fratricida suicida, mentre Jaime viene sotterrato dalle macerie insieme alla sorella, raggiunta in un disperato tentativo di riportarla alla ragione. Le ferite interiori dei due guerrieri si ripropongono insormontabili, e vincono, rovinandoli. Sembra che non basti cambiare per cambiare davvero.

Daenerys e la sua parabola nell’ottava stagione de Il trono di Spade

Nonostante gli autori facciano dire a Jon Snow che i motti delle casate in cui si nasce non sono impressi nei loro cuori, in un tentativo estremo di affermazione di un certo potere di autodeterminazione, molti personaggi si rivelano condannati dalla loro stessa natura. E la condanna di Jaime e di Clegane non è che poca cosa rispetto alla degenerazione di Daenerys, vittima della stessa (prevedibile) sete di potere di suo fratello e dei suoi avi più feroci. In una rapida escalation di pazzia Daenerys, dopo aver riunito grazie alla sua generosità e alla sua forza gli alleati più disparati, cede alla paranoia dei tiranni e giustizia un suo consigliere, per poi massacrare un’intera città.

Anche qui forse si può parlare di un personaggio che cambia senza cambiare, perché dopo essere diventata la Madre dei Draghi (sette stagioni fa), Daenerys non ha fatto altro che sconfiggere un nemico dopo l’altro, amministrando pene feroci e morti atroci, concedendo il suo favore ad alleati o ribaltando ordini sociali. Il conflitto esteriore e quello interiore si sono evoluti in modo molto scollegato. Il suo conflitto interiore infatti viene rilanciato in maniera decisa con la relazione con Jon Snow, quando scopre che il bastardo di Grande Inverno ha una pretesa al trono migliore della sua. Ma si tratta solo di un altro ostacolo al potere assoluto, da rimuovere in un modo o nell’altro: Jon può essere solo un suddito amorevole o un nemico da bruciare.

Il Trono di Spade è finito

Sacrificando un po’ di chiarezza narrativa in cambio di una risoluzione poetica e al servizio della narrazione, l’ottava e ultima stagione de Il Trono di Spade si conclude con una rima tematica molto forte con l’inizio della serie: c’è un re, con un gruppo eterogeneo di consiglieri, con dei guardiani del nord e delle tensioni interne nemmeno troppo velate. Sembra che non sia cambiato molto nei sette (o sei) regni di Westeros, tranne pochi cuori che hanno trovato una vera maturazione e che forse anche per questo decidono di allontanarsi o vengono allontanati dalla sede del potere.

Ecco il trailer in italiano dell’ottava stagione de “Il Trono di Spade”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *