In Fuga

In fuga da chi e da che cosa? Rimane sempre il dubbio se è la scelta giusta da fare oppure è meglio re-sistere, vale a dire provare ad esistere di nuovo, ad abitare la realtà che spinge a fuggire… eppure si rimane, ma fino a quando? C’è un limite a tutto, c’è una scadenza, un tempo e un luogo senza ritorno, un vissuto che chiede solo di scomparire per ricominciare.

Un inizio che lascia con il fiato sospeso. In fuga si apre con scene e battute che si rincorrono. Il pubblico impotente vorrebbe risolvere il caso in diretta, ma tra lo schermo (il dire) e il divano (il fare) c’è di mezzo un mondo (il mare).

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Si può stare dietro solo con lo sguardo, visto che il battito cardiaco accelera insieme al respiro che va in stand by, una sorta di apnea che spera in un’inversione a U e che qualcosa vada storto durante il sequestro non di una, ma di ben quattro persone, quasi un’intera famiglia.

Sì, la famiglia Guzmán Escudero di Città del Messico, una mamma e i suoi cari tre figli sono in pericolo, niente lascia sospettare che dietro ogni mossa studiata per il rapimento ci sia …, non è il momento di dire  cosa, ma è l’opportunità per prendere posizione e decidersi da che parte stare.

Bianco o nero? Il colpo di scena chiarisce l’equivoco diffuso tra il pubblico, che, dopo attimi eterni di tensione, anche chi abitualmente finisce tra le braccia di Morfeo, può tirare un sospiro di sollievo. Ma di che cosa si tratta concretamente?

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Un plot senza tregua

La serie tv  In Fuga di Joaquín Oristrell si avvale della superba interpretazione di Paz Vega nelle vesti di Magda, una donna pronta a tutto pur di non permettere al potente marito Alejandro di subordinare la famiglia, le persone e la rete di relazioni sociali al suo modo distorto di agire.

«La paura paralizza, devi essere veloce, sfuggirle, lasciare il buio per uscire alla luce».

Una battuta in apertura del primo episodio in cui Magda mette fuori dall’armadio gli scheletri del rapporto con suo marito: una coppia che rappresenta il prototipo di due poli opposti che (in questo caso non si attirano) tendono uno a dominare, l’altro a sfuggire.

Non c’è attrazione, ma ritrazione, non ci sono mezzi termini tra un up e down di emozioni che spingono gli spettatori a stare dalla parte di Magda. Solo i narcisisti si decidono per Alejandro e quindi le percentuali sono alte.

Se la scansione delle prime scene obbliga gli spettatori a rimanere con il fiato sospeso, subito dopo inizia una trama più digeribile, ma è questione di attimi e il pubblico si ritrova davanti al fatto compiuto più impensabile.

Lottare contro tutti

L’apparente vita di famiglia felice, del benestante nucleo familiare Guzmán Escudero di Città del Messico, va in tilt quando Magda, la moglie di Alejandro, nonché la mamma di Paulina, Claudia e Ruben, decide di rompere gli schemi e di andare fino in fondo con i figli.

Non importa se salta un sistema, Magda è una donna, come poche, che trova l’audacia di mandare tutto in aria, svela ai figli il segreto delle mura domestiche che si rivelano il luogo più instabile, lo spazio più insicuro dove tutto può accadere ed essere silenziato a causa del gioco-forza della poderosa (in tutti i sensi) figura di Alejandro.

Un narciso senza scrupoli che subordina ogni gene ai suoi vizi, un abominevole innamorato di sé che si autodistrugge (per fortuna) senza accorgersene.

Il tempo sistema ogni cosa, ma la diretta del presente non lascia spazio a un attimo di tregua, non c’è tempo, i personaggi sono in fuga da 50 minuti, scappano sin dal primo episodio e rischiano di non arrivare neanche al quarto.

Ne mancano altri sei prima di chiudere la partita.

I feedback che Magda lancia al pubblico svelano un mare in tempesta, un mondo nascosto che decide di non rimuovere, è arrivato il momento di riprendersi la vita e di proteggere i propri figli dall’immagine falsata del padre.

La verità giunge ai ragazzi in modo irruente, Magda rischia di perdere la fiducia dei figli, non è semplice accettare la verità nuda e cruda di un padre che dovrebbe rispettare la sua donna e la madre dei suoi figli.

Varcare la soglia delle mura domestiche della famiglia messicana significa compartecipare in silenzio al consumo di un incubo che si sostituisce al sogno di una famiglia presente a livello emotivo nelle dinamiche della coppia e di conseguenza del rapporto genitori-figli.

La serie tv In fuga, ancor prima di sviluppare il tema della famiglia, svela il dramma di ogni donna sola che affronta le fatiche di una quotidianità sui generis e che merita un’altra possibilità.

«Nulla è perduto se hai il coraggio di ammettere che hai perso tutto e ricominciare da zero. Io ho perso tutto e ho il coraggio di ammetterlo, ma non so da dove cominciare», battute in apertura del secondo episodio da scrivere in calcestruzzo per non dimenticare.

In fuga, una trama dai toni intensi che, per dieci episodi, tiene in piedi il file rouge di un tema che riguarda milioni di donne vittime di follie di brutalità perverse a cui sono ancora sottoposte donne, mogli, madri che lottano contro tutti.

Re-sistere o ri-esistere? Questo è il problema sollevato dal celebre drammaturgo britannico!

Non c’è una riposta puntuale per tutti, c’è solo un punto interrogativo che tutti prima o poi si pongono…e se siamo cercatori, siamo anche evasori, perché la vita è adesso, qui e ora.

In fuga è disponibile su Netflix

Ecco il trailer in lingua originale:

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