La Casa di Carta, tra Spike Lee e la soap opera

Una rapina quasi perfetta.

La Casa di Carta parte da un presupposto molto semplice: stampare i soldi direttamente dalla zecca di stato non significa rubarli. In realtà sì, è rubare, ma se non muore nessuno l’opinione pubblica rimane dalla parte dei ladri.

Conquista la folla, conquisterai la libertà.

Questo era quello che disse Proximo al gladiatore Massimo Decimo Meridio, e questo è un po’ quello che pensa il Professore ne La Casa di Carta. Il Professore è la mente dell’operazione, che ha studiato per più di metà della propria vita questo colpo perfetto.

Nomi, Cose, Città, Film

Il Professore ha arruolato otto persone, ciascuna con una specializzazione criminale differente, per rapinare la zecca di stato. Come nel primo film di Tarantino, Le Iene, i rapinatori hanno l’obbligo di non chiamarsi per nome: ognuno ha il nome di una città.

Le citazioni cinematografiche non si fermano qui, tanto che praticamente in ogni episodio c’è una battuta tipo: “Non siamo mica in un ca**o di film”! Oppure: “L’ho visto fare in un film“. Come se il fatto di far dire ai personaggi che non siamo nella finzione aumentasse il livello di realtà della finzione stessa.

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Grazie Spike Lee

Guardando La Casa di Carta non è possibile non pensare al capolavoro del genere thriller/rapine The Inside Man, con il rapinatore interpretato da un glaciale Clive Owen alle prese con il carismatico detective interpretato da Denzel Washington.

Dall’idea di “vivere” dentro alla banca a quella di vestire ostaggi e rapinatori allo stesso modo (con apprezzabili varianti seriali), l’omaggio al film di Spike Lee è fin troppo chiaro.

Ma se quello della rapina fosse l’unico impianto narrativo, ci ritroveremmo davanti a un film di due ore e mezza, o al massimo davanti a una miniserie da 6×45′. Come riempire 15 episodi?

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Sia ne La Casa di Carta che in The Inside Man ostaggi e rapinatori sono vestiti allo stesso modo.

La Casa di Carta è una casa piena di intrecci soap

Semplice: con linee narrative romantiche degne de Il segreto. Durante la preparazione della rapina, Tokyo, la protagonista, rompe la regola base dei rapinatori e ha una relazione con il giovane Rio. Durante la rapina, Denver si innamora di un ostaggio, che a sua volta aspetta un figlio dal direttore della banca.

Il Professore, che dirige la rapina dal suo covo, porta avanti un folle flirt con l’ispettore Raquel Murillo, l’incaricata del caso, che ha una storia mai chiusa con il proprio assitente, il quale… Si potrebbe continuare quasi all’infinito con i triangoli e gli intrecci amorosi.

Il piano de La Casa di Carta non è così perfetto

Per essere il risultato di diversi anni di elaborazione, il piano del Professore nel corso delle puntate rivela delle lacune niente male, che a volte fanno titubare lo spettatore. Il twist del finale di stagione italiano (su Netflix la divisione degli episodi è leggermente differente da quella originale) può lasciare qualche perplessità riguardo la genialità del professore.

Ecco un trailer de La Casa di Carta sottotitolato in italiano

Bella Ciao: rapinatori e partigiani

Oltre agli intrecci amorosi nella serie vengono portati avanti un bel numero di conflitti che tengono quasi sempre molto alta la tensione: il braccio di ferro psicologico tra il Professore e il detective Murillo; la lotta per il mantenimento della leadership tra Berlino (di gran lunga il rapinatore più interessante) e gli altri rapinatori; le pressioni che l’inviato dei servizi segreti e il capo della squadra speciale fanno al detective Murillo per spingerla a prendere delle decisioni scomode rispetto alla rapina.

Ma questi rapinatori hanno qualcosa che molti altri non hanno. Hanno un inno, e un inno italiano: Bella Ciao (sì, quella Bella Ciao). A causa del nonno, il Professore ha sempre amato i partigiani e questa canzone, e ha trasmesso questa passione ai suoi rapinatori.

L’obiettivo “istituzionale”, l’intento di non spargere sangue, le backstories dei personaggi (tutti, in fondo, criminali buoni, fregati dalla vita) e questo sostrato di lotta armata di classe fanno in modo che lo spettatore parteggi effettivamente per i criminali fino alla fine. Come andrà a finire la rapina de La Casa di Carta lo scopriremo soltanto nella seconda stagione.

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