LA LIBERTA’ DI BERNINI

LA LIBERTA’ DI BERNINI

A ROMA SI SCRIVE BAROCCO, MA SI LEGGE BERNINI

Al giorno d’oggi, chi percorre la via Flaminia, arrivando a Roma, in vista delle mura che racchiudono il centro storico trova lo sbocco della strada chiuso dal capolinea di una linea tranviaria e, superato questo, incontra la discesa del Muro Torto con le macchine che sfrecciano da e per il Lungo Tevere, chiudendo in una morsa di rumore e di smog il monumentale ingresso alla città.

Ben diverso doveva essere il paesaggio che si presentò nel dicembre del 1655

alla regina Cristina di Svezia, quando entrò a Roma con il suo imponente seguito per trascorrervi gli anni successivi alla abdicazione, trionfalmente accolta da Papa Alessandro VII Chigi, che per l’occasione aveva commissionato la revisione della sistemazione urbanistica di Piazza del Popolo, della zona del “tridente” (la confluenza di via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta) e della michelangiolesca Porta del Popolo a colui che all’epoca poteva considerarsi senza dubbio il “Principe degli Architetti”, Gian Lorenzo Bernini.

La figura e l’opera di questo immenso uomo di ingegno, che nella sua vita artistica si è confrontato con numerosi Papi, alcuni dei quali occupano un posto importante anche nella storia dell’arte (inizia a lavorare infatti con Paolo V, poi Urbano VIII, Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX e Clemente X) e che ha lasciato segni profondamente originali nella scultura, nell’architettura e nell’urbanistica della Roma barocca, è ricordata dal ciclo di documentari “La libertà di Bernini”, proposti il mercoledì in prima serata da Rai 5. 

Ci si sofferma sul Bernini pittore, scultore, architetto e urbanista, esplorando dalle origini la vita e l’opera di questo genio artistico che, dai vent’anni fino alla morte (sopraggiunta all’età di 82 anni, decisamente ragguardevole per l’epoca) ha avuto la possibilità di svilupparsi ed esprimersi con una forza che ha pochi termini di paragone, plasmando in maniera dirompente ed in profondità la città di Roma nelle sue strade, nelle sue chiese, nelle statue e perfino nelle fontane. Innovando ed allo stesso tempo dando nuova sistemazione e nuova luce alle opere dei suoi predecessori. La narrazione dell’autore Tommaso Montanari, che si muove nei luoghi berniniani ed approfondisce anche gli avvenimenti che hanno fatto da cornice al percorso artistico del Bernini, è attenta, precisa, dettagliata, professionale, ma a tratti un po’ troppo didascalica e “professorale”. In questo anche le riprese filmate non aiutano a volte a far risaltare l’imponenza o l’originalità delle opere. Una impostazione più cinematografica delle inquadrature e della fotografia (ad esempio con delle immagini notturne dove nel silenzio si può ascoltare lo scrosciare dell’acqua delle fontane come l’ascoltava il pellegrino del ‘600 o si percepiscono le forme delle architetture senza la gente intorno, una illuminazione delle statue impostata “ad hoc” e non lasciata alle condizioni normali, spesso inadeguate, soprattutto nelle chiese) avrebbe sicuramente giovato a rendere il programma in alcuni passaggi meno “monocorde”. Resta comunque a questo ciclo di trasmissioni, il merito di coinvolgere lo spettatore in una visita della città di Roma e dei suoi tesori, che sicuramente saprà soddisfare l’appassionato di storia dell’arte e magari indurre qualcuno ad una visita a questa città ricca nel passato, se non nel presente.  

La libertà di Bernini 

Rai 5 – mercoledì ore 21,10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *