L’ERBA CATTIVA

WAEL E L’ERBA CATTIVA

Cristiani, musulmani ed ebrei ma soprattutto francesi. È in una cittadina francese che sei ragazzi di nazionalità e religioni diverse frequentano uno stage di recupero per studenti.

Sono ragazzi che hanno collezionato espulsioni dalla scuola per aver saltato spesso le lezioni, aver portato armi in classe o aver generato risse, sono i ragazzacci che nessuno vorrebbe vicino, insomma.

Tranne Victor, un educatore che gestisce lo stage che ha luogo tutti i giorni in un centro per l’impiego.

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Wael è un bambino musulmano orfano a causa della guerra, è cresciuto in un orfanotrofio gestito da una suora da cui è scappato con lei per aver vissuto il dramma della pedofilia. Un suo amichetto, cristiano, è morto a causa di questo e lui il dolore lo conosce.

La suora diventa la sua tutrice: si chiama Monique (Catherine Deneuve) e vive con lui in un appartamento delle case popolari. Ogni episodio della sua tragica vita è rievocato durante la conoscenza e convivenza con i ragazzi dello stage.

Ci è finito lì per caso, conoscendo Victor durante uno dei suoi furti al supermercato con Monique. Vivono di questo, di espedienti, ma non fanno male a nessuno.

Purtroppo Victor non è una vittima qualsiasi, conosce Monique da tempo ed è grazie alla loro amicizia che lei e Wael trovano lavoro.

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Wael non ha nessun titolo per gestire e formare dei ragazzi problematici eppure proprio per la sua esperienza di vita riuscirà a far breccia. Anche Monique non ha esperienza come segretaria, ma ci riuscirà.

Sarebbe dovuto restare solo per un giorno e poi andare via, come pegno del tentativo di furto, ed invece Wael resterà tutto il tempo necessario perché i ragazzi si affezionino a lui e risolvano i loro problemi esistenziali.

Il primo giorno è un giorno particolare: i ragazzi sono stati obbligati dalla scuola a frequentare lo stage e già dall’indomani sono liberi di restare a casa. I ragazzi fanno fronte unico, non parlano e aspettano solo la fine della giornata.

Ma Wael è un tipo “ingegnoso” e riuscirà a entrare in relazione con loro.

Ha dovuto imparare ad esserlo quando a 5 anni chiedeva l’elemosina per le strade del suo piccolo paese dopo aver visto sua mamma morire sotto i colpi del mitra.

È con questa dote che riesce a entrare in relazione con gli altri e a ottenere quello che desidera senza mai far male a nessuno.

Lo conosce il male, riconosce le persone malvagie, quelle che gli hanno strappato la famiglia e gli amici, quelle che sotto le spoglie di persone buone e fidate erano in realtà l’orco. È un uomo buono in fondo, sembra ingenuo ma non lo è: è solo guardingo e aspetta.

Con i ragazzi lui rivede se stesso: ciascuno di loro possiede un pezzettino di sé.

Ci sono i ragazzotti che vivono in quartieri rivali ma che poi si aiutano a vicenda quando a far male loro è qualcuno di grosso e potente; c’è la ragazza intelligente ma goffa nei movimenti che vive perennemente il confronto con la sorella maggiore, un veemente avvocato di successo; c’è la ragazza carina ma riservata che nasconde il trauma dell’incesto, che riesce a confidare alla madre solo grazie a Wael; c’è il ragazzino nomade che impara a leggere e scrivere proprio grazie ai suoi amici di sventura che lo coccolano e lo rispettano; e poi c’è il ragazzo simpatico e sbruffone capace solo di far sorridere gli altri, mai intenzionalmente scontroso.

Questo è Wael, unitamente all’esperienza di vita e alla sua capacità di entrare nelle persone, così come pure alle lezioni di autostima, a quelle di comunicazione e a quelle sul relativismo cognitivo per cui non esistono certezze ma solo diverse interpretazioni.

 

E’ TUTTO RELATIVO
Un film che fa riflettere molto, per via delle immagini delle guerre religiose così attuali, della condizione dei bambini orfani e dei ragazzi problematici, dell’amicizia e del rispetto della legalità.

Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e cosa nasconde chi delinque o ha i problemi. Perché Wael è un piccolo truffatore in cui ci immedesimiamo quando lo vediamo solo e impaurito sotto ai fumi di una città fantasma, ma è anche quello capace a instillare gocce di legalità e rispetto negli altri, che coglie la paura e il dolore, che stimola riflessioni su come va vista la vita, che mette a repentaglio la sua per salvare uno dei suoi ragazzi quando ha a che fare con un giovane poliziotto corrotto.

È il suo riscatto questo, il piccolo truffatore che ha smesso di credere nel suo Dio per aver sofferto troppo, ma che trova in questa nuova vita il modo per aiutare gli altri a uscire dalle difficoltà. Perché, come dice Victor, un ragazzo che causa problemi è un ragazzo che ha dei problemi: ora Wael lo ha capito ed è nell’intercettare il dolore altrui che sa dove sciogliere il nodo.

 

L’ERBA CATTIVA, 2018
regia di Kheiron Tabib (Kheiron)
con Catherine Deneuve, André Dussollier, Louison Blivet, Adil Dehbi, Hakou Benosmane, Youssouf Wague, Ouassima Zrouki, Joseph Jovanovic.

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