MARVEL’S IRON FIST – UN EROE VICINO

MARVEL’S IRON FIST – UN EROE VICINO

Le storie di eroi dalle capacità eccezionali attirano sempre la nostra attenzione, nonostante i loro poteri li pongano su un piano di relazione con lo spettatore piuttosto altalenante. Ci emoziona ad esempio vedere un eroe come Superman alle prese con i tormenti del suo passato, che lotta per cercare di mantenere una propria integrità etica. Tuttavia molti aspetti della sua vita ci appaiono distanti, quasi intangibili: non capiremo mai fino in fondo la difficoltà del saper gestire due stili di vita così distanti eppure paralleli, il dover superare prove fisiche che vanno al di là di una concezione e capacità umana.

La grande abilità delle serie Marvel’s Netflix è stata proprio quella di trattare le vicende di eroi molto più vicini alla nostra realtà, che non devono affrontare minacce spaziali ma organizzazioni criminali infiltrate o collegate alla loro vita privata. Ecco quindi che i due mondi si incontrano e i problemi privati diventano anche problemi eroici. Finora Netflix è riuscita a svolgere egregiamente questo compito, realizzando le migliori trasposizioni dalla carta allo schermo di eroi come Daredevil, avvocato cieco dai sensi super sviluppati che di notte diventa il diavolo di Hell’s Kitchen, di Jessica Jones, investigatrice privata alcolizzata dalla forza sovrumana e di Luke Cage, l’eroe nero di Harlem con la pelle a prova di proiettile. Le storie di questi eroi si svolgono in vari quartieri di New York e sono continuamente collegate tra loro, con personaggi secondari delle diverse serie che si incontrano instaurando alleanze e conflitti. Ma ora è il momento che un altro eroe si faccia avanti ed entri nell’universo Marvel’s Netflix. Ora è il turno di Iron Fist.

 


Marvel’s Iron Fist racconta la storia di Danny Rand, figlio di una ricca famiglia che possiede una delle aziende più celebri di New York, la Rand. Un giorno durante un viaggio in aereo si ritrova coinvolto in un incidente nel quale perde entrambi i suoi genitori. Il giovane viene salvato da due monaci che lo conducono a K’un Lun, monastero segreto nascosto sulle montagne dell’Himalaya dove, dopo anni di addestramento, riesce ad acquisire abilità nel kung fu fuori dal comune. Ma cosa più importante, ottiene il potere del Pugno d’Acciaio, che gli consente di trasformarsi in una portentosa arma vivente. Ecco quindi che dopo 15 anni Danny decide di tornare a New York e di costruirsi una nuova vita tra gli amici di infanzia che lo credono morto e che quindi non si fidano di lui. Come ci ha abituati Netflix, la serie si sviluppa tra continue lotte interiori di natura etica e psicologica ben sviluppate, grazie alle quali riusciamo ad entrare nella mente del personaggio, scoprendo man mano i misteri del suo passato e le motivazioni che lo hanno spinto a tornare a New York. Il suo viaggio infatti va contro i doveri assegnati al Pugno d’Acciaio: il suo compito è quello di proteggere l’accesso a K’un Lun da chiunque minacci la sicurezza del monastero, in particolare dalla Mano, organizzazione criminale che secondo la leggenda è destinata ad essere acerrima nemica del Pugno d’Acciaio. Ma la Mano, come abbiamo già avuto modo di vedere in Daredevil, è a New York e minaccia l’integrità della sua azienda.

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Ecco che nuovamente il destino dell’eroe si incrocia con la vita pubblica, creando situazioni in cui i problemi del Pugno d’Acciaio si ripercuotono su Danny Rand e viceversa. La serie si avvale di un cast mediamente ottimo, su tutti Finn Jones nei panni di Danny Rand che riesce a catturare lo schermo con un’innata naturalezza. L’eleganza delle sue pose di kung fu è sempre affascinante e nei momenti emotivamente più intensi trasmette tutto il suo turbamento in modo eccellente. Da sottolineare anche le prove di David Wenham e Tom Pelphrey, rispettivamente nei ruoli di Harold e Ward Meachum. Il primo riesce nell’intento di rendere il suo personaggio odiabile ma intrigante, soprattutto nella seconda metà di stagione che vede un generale incremento di qualità della serie. Il secondo è sicuramente il personaggio secondario più complesso introdotto da questa serie nell’universo televisivo Marvel, protagonista di un’evoluzione costante e tormentata dall’epilogo inaspettato. Rivediamo nuovamente in azione anche Madame Gao, interpretata da una fantastica Wai Ching Ho che avevamo già visto in Daredevil. La sua cattiveria è evanescente, presente ma quasi intangibile, nascosta da un velo impenetrabile di astuzia e retorica. Non è possibile elogiare allo stesso modo la sceneggiatura, che rende alcuni momenti davvero estenuanti e fastidiosi.

La situazione migliora nella seconda metà di stagione, ma è ricorrente l’impressione che tutto lo spazio riservato al rapporto tra i membri della famiglia Meachum poteva essere gestito in modo migliore. Inoltre molte questioni solo parzialmente accennate che portano allo svilupparsi di diversi eventi vengono lasciate in sospeso senza chiarimenti o risposte, pecca che potrebbe essere risolta in un’eventuale seconda stagione ma che al momento lascia l’amaro in bocca allo spettatore. Nulla da dire sui combattimenti, sicuramente inferiori alla qualità scenografica di Daredevil ma sempre chiari, fluidi, piacevoli.

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Marvel’s Iron Fist ricalca la strada intrapresa dai suoi predecessori e conferma come il punto di forza delle serie dell’universo televisivo Marvel sia la conflittualità personale dell’eroe e delle persone che lo circondano, perseguitati da ansie, incertezze, paure. Danny Rand vuole scoprire la sua strada e adempiere al suo destino come portatore del Pugno D’Acciaio, desideri che potrebbero non coincidere tra loro. La storia ha grande potenzialità ed è sorretta da un buon cast, tuttavia la sceneggiatura si rivela oscillante tra la noia e l’esaltazione, con una discreta prevalenza della prima negli episodi iniziali e un significativo aumento della seconda dalla sesta puntata in poi. Con l’arrivo di Iron Fist Netflix è finalmente pronta a formare il gruppo dei Difensori, che vedrà la partecipazione di tutti gli eroi mostrati in una grande serie corale. Sarà davvero interessante vedere come questi eroi così diversi tra loro e problematici uniranno le forze per affrontare quella che sarà la più grande minaccia vista finora. Le premesse per una grande serie ci sono tutte.

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