Gipsy | Oltre la maschera

In Gipsy Jean è una psicoterapeuta in carriera che oltrepassa il confine della deontologia professionale per provare ad essere se stessa. Oltre la maschera spesso non vi è nessuno. Sono gli altri che ci cuciono addosso una maschera di comportamento al quale aderiamo per essere accettati.

“Ho sempre pensato che fossero le persone a determinare la propria vita, che fossimo noi a controllare il nostro futuro, a scegliere il nostro partner, la nostra professione, responsabili delle decisioni che condizionano il corso della vita. Invece esiste una forza molto più potente del libero arbitrio: il nostro inconscio.

Sotto ai vestiti, dietro le porte chiuse, siamo tutti governati dagli stessi desideri siano essi sbagliati, oscuri, e persino riprovevoli. Più si osserva qualcuno, più ci si rende conto che non siamo mai quello che diciamo di essere, di fatto, nascosto nel profondo c’è sempre un segreto. Potremmo scoprire di essere qualcun altro.”

A parlare è Jean una psicoterapeuta che vede i pazienti in uno studio nel centro di Brooklyn. Si riferisce a loro ma in realtà parla a se stessa. Lo psicoanalista – diceva Freud – è come uno specchio dove il paziente si riflette, una lastra neutrale , un manichino a cui il paziente cuce il suo vestito. L’ortodossia freudiana non ammette confidenze col terapeuta né tantomeno ingerenze nella sua vita privata.
Ma cosa succederebbe se a essere violata fosse la vita dei pazienti, l’altra faccia della luna che essi non portano sul lettino. Il partner morboso, la madre asfissiante, pure la dipendenza dalle droghe e dall’affetto: racconti di vita vissuta e fantasmatica che il paziente porta in seduta e su cui si lavora.

Quei personaggi sono manichini vestiti degli investimenti personali dei singoli soggetti a cui il terapeuta non può che accettare come immagine. La visione del paziente è quella che lui stesso racconta e spesso non è quella reale. Ma cos’è reale? “Niente è reale”, la verità non esiste è solo un discorso di prospettive, sostiene Jean, dopo che in lei cambia qualcosa.

Cambia qualcosa proprio quando comincia a infilarsi nella vita dei personaggi dei suoi pazienti, a carpirne le intenzioni a conoscere chi sono veramente. Sono fatti veramente come i pazienti li descrivono o come l’analista li ricompone?

Jean comincia a interessarsi delle loro vite provando a ritrovare riscontri nei racconti dei suoi pazienti. Li osserva da lontano, vi instaura un rapporto di conoscenza per cogliere quel senso di libertà che lei stessa vorrebbe recuperare. Un lavoro soddisfacente, una famiglia gratificante, le colleghe e il supervisore eppure ha bisogno di altro. Lo trova in Sidney, l’ex ragazza di un suo paziente che fa la barista in un locale sotto al suo studio.

È bella, sensuale e ha qualcosa che la intriga. La vede come “un testo umano di Rorschach”, che la gente la guardi e veda in lei la sua fantasia nascosta. Sid non è come il suo paziente la descriveva: è una ragazza ribelle, che intrattiene relazioni omo ed eterosessuali come si cambia un vestito, che finge di essere qualcuno ma ammette di farlo.

Del resto anche alcuni pazienti non svelano molto di sé: mostrano solo ciò che vogliono far vedere, con cui si sentono sicuri di potersi confrontare. Diciamo proprio tutto al nostro terapeuta o lasciamo che lui si scontri con le nostre ombre?

Ma quando sono le ombre del terapeuta a collimare con quelle dei pazienti, la faccenda si fa seria e pericolosa. Si finisce per agire le pulsioni degli altri, a farle proprie e a tirare fuori quelle che ci sono sempre state, ben nascoste.

Chi è Jean in Gipsy?

Jean è una terapeuta in formazione sposata ad un avvocato affascinante, e con una bambina che fa il maschiaccio. Sua madre si è risposata dopo la morte del marito ma con lei non ha mai avuto un buon rapporto. Anche con le altre mamme, Jean non lega bene.

Sono mamme convenzionali dedite all’organizzazione di feste di compleanno, di preparazione di torte per la scuola, di fronzoli per bambini e sempre così attente ad ogni variazione del loro equilibrio familiare.

Jean si riscopre proprio come la figlia della sua paziente, quando sfugge da sua madre, è Sid quando vuole riprendersi una libertà mai conquistata appieno, è Allison e il suo mondo alterato dalla droga quando ha bisogno di calmarsi o evadere. E quando tutto questo riemerge, i rapporti col marito si incrinano. “È più facile prendersi cura degli altri che vivere per se stessi”, è più facile e più sicuro.

Nessun peccato è troppo grande

Quando Jean esplora il mondo degli altri, comprende di aver soffocato una parte di sé che aveva ancora bisogno di respirare. È per questo che conserva le chiavi di un appartamento in cui viveva durante una breve separazione da suo marito.

Un appartamento ben curato che di tanto in tanto personalizza e vive come fanno le giovani ragazze in cerca della vita. Sua madre le paga l’affitto consapevole che sua figlia non avrebbe potuto rinunciarvi. Meglio una casa che una persona da cui dipendere, sostiene la donna.

Respirare, vivere come un’altra sé, in una parola disconnettersi: togliere la maschera dell’esterno per calarsi quella della sua vera natura. È in questo momento che bacia Sid e si lascia andare ad una relazione sessualmente passionale.

Il modo migliore per distaccarsi da un sistema di regole sociali, per non farsi inghiottire e non perdere la natura del proprio essere, indossando una maschera che fa dell’uomo l’unica vera identità: l’uomo è chi finge di essere.

Gipsy e Pirandello

Essere qualcun altro ti legittima a infrangere le regole delle convenzioni e del senso comune. Nessun individuo al mondo può essere in grado di avere per sempre un rapporto, secondo Jean. Per questo Jean evade dalla realtà col suo amore saffico, indossa una nuova maschera – Diane Hart – e comincia a giocare col fuoco; anche Michael con la trasgressione emotiva per la sua segretaria e Dolly con i suoi conflitti di identità non sono da meno.

Tutti alla ricerca di un’altra possibilità. Quel che è certo è che Jean non è più la psicoterapeuta che aiuta gli altri ad essere responsabili ma ad aggiustarsi la coscienza manipolando le scelte e le vite dei pazienti e dei personaggi che vi ruotano intorno.

Fin quando Sid dal nulla fa capolino nel suo mondo formale, quello in cui è un’affermata professionista, sposata ad un avvocato affascinante e con una figlia che fa il maschiaccio.

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