Pretty Little Liars | Figli di oggi

Pretty Little Liars ha alle spalle un curriculum di ben sette stagioni con una media di 23 episodi per ogni stagione e 43 minuti di pellicola per ogni episodio, una maratona che, sin dalle prime battute, vede sulla linea di partenza attori che conquistano il pubblico teen.

Chi sono i protagonisti di Pretty Little Liars? Il titolo profuma di donne, di mistero e di segreti: Spencer, Aria, Emily e Hanna sono le quattro protagoniste liceali che vivono le stesse inquietudini dei millennials, separati solo da uno schermo che proietta porzioni di vita che sperimentano sulla loro pelle.

All’appello manca un’altra protagonista, assente dalla scena sin dalle prime battute, nonostante tutti parlino di lei: Allison Dilaurentis, la leader del gruppo di Pretty Little Liars misteriosamente scomparsa, fino al drammatico ritrovamento del suo cadavere.

 

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I temi di Pretty Little Liars

La complicità delle ragazze ha la meglio su chi ha deciso di rendergli la vita difficile nella piccola cittadina di Rosewood. Le quattro liceali sono al centro di un continuo stalking da parte del misterioso interlocutore che le intrattiene con continui messaggi ossessivi.

Lungo tutte le stagioni, il personaggio misterioso di Pretty Little Liars ruota intorno a una figura che rimane un’incognita, l’unico indizio che lascia sempre e solo alle ragazze è la famosa sigla con cui si firma. Basta una sola lettera, basta una vocale, basta una “A” per far ricordare alle quattro ragazze che sono controllate a vista, ogni passo falso può avere ripercussioni sulle loro esistenze sempre più esposte a una quotidianità a intermittenza, tra normalità e ambiguità.

Niente è programmato e sul più bello, la stagione di volta in volta assume un risvolto narrativo completamente opposto rispetto alle previsioni stesse degli spettatori. Impossibile anticipare i fatti sottoposti a continui ribaltamenti che non fanno prendere fiato alle ragazze terrorizzate alla sola idea di essere vittime di un carnefice senza un volto, né un nome e al contempo di cadere nella trappola di essere responsabili della morte dell’amica Allison.

 

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Pretty Little Liars e l’adolescenza

L’aspetto più problematico di Pretty Little Liars rimane la vulnerabilità di ogni singola persona esposta al gossip di chi si intrattiene senza scrupoli ad osservare situazioni estreme, ormai parte di una quotidianità inverosimile, eppure sempre più in voga nella contemporaneità.

Il semplice gioco e gusto di mettere in difficoltà quanti diventano il capro espiatorio di un sistema relazionale inquinato, manifesta un’involuzione della dimensione antropologica ferita da graffi indelebili che segnano le persone a vita.

I surrogati relazionali sono la scelta a buon mercato dei figli di oggi, che vantano un profilo eterogeneo in termini di identità e di gender che offre la possibilità di reinventarsi con pseudo profili nel labirinto dei social network.

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Tra le quattro adolescenti di Pretty Little Liars tutto scorre in una complicità che si declina in un’alleanza rara, in grado di non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio pur di far venire a galla la verità. Eppure loro stesse sono il prototipo di quei giovani che rendono tutto più difficile per il semplice fatto di mettersi in situazioni complicate senza possedere strumenti adatti per trovare una via di uscita.

In un’alternanza di luci e di ombre, la trama narra i loro drammi da ragazzine nell’attesa di una svolta che possa farle risvegliare dall’incubo quotidiano dei messaggi di “A” sempre più determinato a svelare i loro segreti.

A questa minaccia si aggiunge il ritorno di una figura femminile pericolosa, la non vedente Jenna, che etichetta e pennella Spencer, Aria, Emily e Hanna sempre più vulnerabili ed esposte a pericoli inaspettati. Nonostante la tensione, le quattro protagoniste non si lasciano intimorire e hanno la capacità di gestire la cabina di regia delle loro vite alla perfezione.

In assenza dei genitori, distratti, capaci solo di concedersi alle dinamiche di un giovanilismo pervasivo e in mancanza di istituzioni autorevoli incapaci di mettersi in discussione, le piccole grandi donne sono determinate a difendersi da sole, affrontando anche situazioni estreme di pericolo.

Hanno la capacità di custodire i loro segreti e la loro intimità, nessuno può infrangere la loro privacy, ma spesso sperimentano di essere nell’occhio del ciclone e anche lo spettatore è proteso ad anticipare la prossima mossa. In tutto questo turbine di avvenimenti, il pubblico davanti allo schermo rischia di smarrire il filo di una matassa sempre più aggrovigliata per l’intensità con cui il cast interpreta la trama.

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Il desiderio mancato delle relazioni

Pretty Little Liars è la narrazione che descrive la cornice senza confini di adulti che hanno perso la meta insieme al desiderio di coltivare i semi che danno i frutti di stagione. Il bisogno di nutrimento affettivo, che sfocia nell’obesità ossessiva di consumare il piacere istantaneo di un’esperienza di passaggio, si alterna all’effetto anoressico che rinuncia ad ogni desiderio relazionale-affettivo.

Incapaci di esprimere ogni formula di umana bellezza, questi personaggi vivono l’esperienza di dissociazione dal reale a causa di una costante immersione nel virtuale, al punto da non gustare più l’esperienza di un gesto, di un’attenzione, di un sentimento, di una sensibilità nella vita fatta in carne e ossa.

Tutti gli elementi del mondo reale sono eclissati nell’insidioso oceano virtuale che risucchia nel baratro del nichilismo anaffettivo. In un caso o nell’altro, le nuove leve umane sono esposte a un analfabetismo affettivo senza precedenti.

Se il meccanismo antropologico è andato in tilt, bisogna ripristinare tutte quelle premesse antropologiche in grado di svezzare i figli della contemporaneità a “pane e latte”, in modo da recuperare l’uomo nella sua dimensione relazionale che implica la conoscenza dell’alterità nella reciprocità, l’unica via per ritornare a gustare le più vere e belle espressioni di manifestazione e di esperienza di vita.

Pretty Little Liars, insieme a Tredici, rimane tra le serie tv che riflettono gli standard di vita dei nuovi giovani sottoposti a scatti di istantanee che raccontano esperienze di istinti e di istanti senza provare il senso di un progetto definitivo che offre la possibilità di scoprire il vero gusto della vita.

Un occhio attento, ma anche tutte e due, sui ragazzi caduti in questa trappola, per essere più presenti nei loro tunnel e labirinti, porgergli la mano e riportarli alla luce del sole. Una delle più grandi piaghe attuali e in continua crescita è il bullismo eseguito o subito tra gli adolescenti, a insaputa degli adulti che arrivano sempre in ritardo, a fatto compiuto.

Oggi è in arrivo su Netflix la seconda stagione di Tredici, un’occasione da non perdere per entrare nelle storie degli adolescenti e aiutarli a diventare protagonisti delle loro storie.

Simona Santoro

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