QUALUNQUE COSA SUCCEDA I

QUALUNQUE COSA SUCCEDA

IL PUBBLICO SCEGLIE L’EVASIONE POVERA DI SOSTANZA 

Nel luglio del 1979 Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana scelto dalla Banca d’Italia nel 1974, fu assassinato sotto casa da un sicario assoldato dal noto banchiere Michele Sindona. Così ha inizio la prima puntata della miniserie proposta da Rai fiction che racconta la storia dell’avvocato Ambrosoli, uomo comune, professionista serio, onesto e soprattutto coraggioso, un eroe borghese, come lo ha definito Stajano, che ritenne opportuno difendere la verità e la giustizia “costi quel che costi”. Nel 2009 il suo terzogenito Umberto ha la voluto ricordare la

vicenda del padre attraverso una biografia toccante e dai tratti molto umani alla quale la fiction si è ispirata. “Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo” è quanto Giorgio dice a sua moglie in una lettera carica d’affetto e di coraggio scritta per lei nel momento in cui l’avvocato si rende conto dell’enorme rischio che sta correndo nello svolgere con perizia il proprio lavoro. Indubbiamente questa fiction dimostra che noi Italiani abbiamo bellissime storie da raccontare e, sebbene per certi aspetti esse possano presentarsi difficili da comprendere, sappiamo anche trovare la chiave giusta per raccontarle. La trama non approfondisce troppo le complicate vicende finanziarie della storia, che appesantirebbero molto la narrazione, ma si sofferma invece sulla figura di Ambrosoli nei suoi aspetti più umani. Ne viene fuori un uomo forte e determinato ma mite, un professionista competente, corretto e tenace, un padre amabile e a suo modo premuroso, un marito all’apparenza un po’ freddo ma attento e innamorato e infine anche un amico discreto, sincero e fedele. La figura di Ambrosoli insomma ha una sua compiutezza e un realismo apprezzabili. Attraverso il suo protagonista questa fiction ha certamente trovato il modo giusto di raccontare una storia complicata in chiave poetica e umana. Anche se per il momento risulta carente la rappresentazione dell’antagonista del nostro eroe, Michele Sindona, che, rispetto ad una caratterizzazione così umana e realistica di Ambrosoli, è raffigurato invece con tratti un po’ troppo tipizzati. Sindona pare né più né meno che il classico mafioso malvagio, senza le diverse sfumature che il personaggio aveva nella realtà. Qualunque cosa succeda rappresenta in modo abbastanza degno un’epoca a noi assai vicina ma di grande interesse storico per l’Italia, soprattutto per temi come la relazione tra finanza, banche e politica anche estera, argomenti tutt’oggi assai popolari e di grande attualità. Nonostante ciò il pubblico sembra aver perso tal punto fiducia e speranza nell’onestà, nel rispetto dei valori umani e nel senso del dovere da aver preferito cercare una diversa forma di evasione nel film Biancaneve e il Cacciatore, storia ispirata alla nota fiaba riproposta in chiave fantasy noir. Forse sarebbe opportuno riflettere su tale dato relativo alla deludente risposta del pubblico che non va dunque cercata solo nei difetti tecnici della fiction.

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