Quando la storia incontra la poesia | Everything you want

Everything you want, ovvero ‘tutto quello che vuoi’, così semplicemente. Perché è davvero facile dire le cose come stanno, piuttosto che trovare artefatti linguistici per dirlo. Lo sa bene Alessandro, figlio della generazione di quei padri frustrati dalla vita e annoiati per tutto, che allevano ragazzi arrabbiati col mondo, persi nelle loro convinzioni di non valere niente. Questa è la sua storia.

Il presente

Alessandro non studia e non lavora, frequenta tre coetanei tutto il giorno, seduto ai tavolini di un bar o sulle scalinate delle piazze più belle di Roma a parlare di ragazze, di sballo ma soprattutto a prendersi a parolacce per esprimere la noia, la frustrazione appunto di ciò che non possono diventare.
Alessandro ha una relazione con la mamma di uno dei suoi amici, la incontra in segreto, come valvola di sfogo dai litigi di un padre violento e poco paziente per capire le emozioni di suo figlio. Sua madre è morta quando aveva due anni e così il padre ora si è legato a una giovane slovena da cui avrà presto un bambino. Ad Alessandro manca una mamma che ritrova nella relazione con questa madre giovane, ma gli manca soprattutto una figura adulta di riferimento. La trova in Giorgio, un signore anziano a cui deve fare da badante.

 

Il passato

Un signore di altri tempi, colto ma senza ostentazione della sua importanza. Giorgio è un noto poeta e scrittore toscano e ha circa ottant’anni. Vive da solo nella sua casa a Trastevere, nel cuore di Roma. È vedovo e ha un principio di Alzheimer. Alessandro lo accompagna nelle sue passeggiate e nei viaggi della memoria. Ha partecipato alla seconda guerra mondiale e conserva ancora tanti ricordi precisi e ordinati nel suo cuore. Alessandro comincia a piacergli e l’affetto diventa pian piano reciproco. Il giovane dell’era digitale si affaccia nel passato di quest’uomo, tocca con mano le sofferenze di un ragazzo catapultato nell’incertezza e nell’angoscia della guerra, legge i suoi pensieri scalfiti sulle pareti rosse di una stanza zeppa di ricordi, di libri e di cimeli. Ed è proprio di queste sue frasi che Alessandro si appassiona alla storia di Giorgio. Il suo più grande desiderio sarebbe quello di tornare sui luoghi della guerra a recuperare quello che per lui è un grande tesoro. Insieme ai suoi amici, Alessandro porta Giorgio vicino Pisa, città dove è nato e vive ancora il suo amore di gioventù, Costanza, non prima di aver trovato il suo tesoro: un paio di scarponi.

È lì, nella semplicità delle cose, in quel paio di scarponi che Alessandro coglie l’importanza e la ricchezza di quello che possiede. Di ritorno dal viaggio in Toscana, lascia quel flirt con quella donna per avvicinarsi ad una sua coetanea, ritrova il senso dell’amicizia con i suoi amici, abbraccia suo padre dicendogli di volergli bene ma soprattutto si commuove davanti a Giorgio finendo in un pianto liberatorio. Con lui ha finalmente ritrovato il piacere di occuparsi di qualcuno come trasposizione dell’essere accudito. Anche Giorgio, a modo suo, lo ha accudito, lo ha difeso e lo ha condotto nel viaggio della storia che nessun libro saprà mai raccontare.

Quando la storia incontra la poesia

La storia che fanno gli uomini e le donne, con le loro emozioni e i loro vissuti: le famiglie, gli amori, i sogni di un futuro diverso dal grigiore dei cieli invasi dai fumi delle bombe e da quel verdastro che si confonde con il paesaggio circostante e che nasconde soltanto insidie e non certo belle sorprese.
“Tutto quello che voglio alla fine l’ho avuto” è l’addio di Giorgio ad Alessandro prima di morire. Come un padre con suo figlio. Le due realtà si sono improvvisamente allineate senza alcuna distanza o differenza; questo incontro ha permesso ai due protagonisti di interfacciarsi l’uno nel mondo dell’altro, con la curiosità, il divertimento e il rispetto di chi si vuole bene.

Una bella storia di amicizia e di storia intergenerazionale, il passato che si fonde col presente, ed una reminiscenza cinematografica: il film, prodotto da Rai Cinema per la regia di Francesco Bruni e visibile su Netflix, per molti versi ricorda “Il Postino” con Massimo Troisi e Philipe Noiret, per la figura del poeta e del ragazzotto sempliciotto che lo affianca. Il tema della poesia che si fonde con la storia è evidentemente una scelta vincente.

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