Requiem – Luci e ombre dell’animo umano

Requiem è una serie a metà tra la finzione e la realtà. Liberamente ispirato alla vita di un alchimista inglese del sedicesimo secolo, la storia racconta di una musicista che si reca in una cittadina gallese per cercare notizie sul suo passato.
Una setta di insospettabili professionisti, evoca gli spiriti compiendo rituali su bambini, allo scopo di chiamare lo spirito di luce, l’arcangelo, in grado di cambiare il mondo. La serie ricorda “The Whispers” di Spielberg solo nell’idea che qualcosa possa manipolare i bambini, ma non vi è alcun accostamento di significato tra i due prodotti. Luci e ombre si infrangono in questa storia: la prescelta è Matilda, una giovane violoncellista che scopre di avere un passato oscuro e inquietante.

Chi è la protagonista di Requiem, Matilda?

Matilda, violoncellista londinese in carriera, perde la madre suicida in circostanze misteriose. Quando decide di indagare sulla sua morte, si scontra con una strana verità: sua madre è in qualche modo legata alla scomparsa di una bambina nel Galles, un evento di vent’anni prima. Matilda e il suo collega pianista Hal decidono, quindi, di recarsi a Pellynith per cercare di far luce non solo sulla morte ma anche sul passato di sua madre.
A Pellynith, rintracciano la madre della bambina, Rose, una donna fragile, in preda ad attacchi di panico e forti crisi depressive. Vive con un bambino e il nuovo marito che la protegge da tutto, ma nello stesso tempo la considera colpevole di quel fatto. Non si fida di lei quando è sola con il loro bambino. Teme possa fare pazzie e per questo la fa seguire dalla psichiatra della setta. Rose è una donna molto provata che ancora non ha elaborato questo lutto e nessuno la conforta come dovrebbe. Per questo tenta il suicidio. L’arrivo di Matilda a Pellynith, ha scoperchiato un vaso di Pandora dal contenuto torbido e inquietante, fatto di simbologie sataniche, corruzione, traffici illegali e ogni tipo di malvagità.

Lo specchio che rimanda al vuoto

Matilda e Hal non sono graditi a nessuno in paese, tranne che al giovane rampollo di una ricca famiglia, che li ospita nella sua magione. Otto stanze e relativi bagni, troppo per viverci da solo. Basta poco per capire che Matilda ci sia già stata in quella casa: una notte rivive il solito incubo che la porta in salotto dove è nascosta una botola. Lì sotto è come fosse ieri, lei ricorda tante cose.
Su uno scaffale ci sono nastri registrati sui cui sono incisi dei lamenti di bambini. Forse c’è stata da piccola, ma quando e perchè? Eppure gli indizi ci sono tutti e uno specchio rimasto in un angolo le conferma di essere Carys, la bambina scomparsa. È difficile convincere gli altri di questa scoperta, figuriamoci se dopo tanto tempo possono mai accettarne l’idea. Ma chi è Matilde? Non ha un passato, prima dei 5 anni non ci sono foto, ha vissuto solo con sua madre a Londra, nessun parente solo un’amica, e suo padre dov’è?
E così dalle indagini sulla morte della madre, Matilda comincia a scavare nel suo passato attraverso gli abitanti del piccolo paesino gallese.

Nella casa scopre una stanza con le finestre murate: è vuota e fredda con della carta da parati che copre strani disegni, in un angolo un vecchio peluche a forma di orsetto e uno specchio. Sono cose familiari e toccando l’orsacchiotto rivede se stessa bambina. Non è solo la casa a fornirgli degli indizi, anche il bosco le regala la metà di un ciondolo che aveva trovato dalla madre a Londra. E lì, come uno spirito in fuga, trova anche un vecchio barbone che vive in un accampamento di alberi cui penzolano frammenti di specchi.

Il barbone è suo padre e i frammenti un modo per richiamare sua figlia che egli crede rapita dagli spiriti malvagi. Lui è l’unico che riesca a comunicare con loro, sa che non scherzano quando ci si mettono. Matilda raccoglie il ciondolo e lo indossa, sperando di far combaciare anche tutti gli altri pezzi mancanti del suo passato.

La leggenda di John Dee

Nel vasto appezzamento che circonda la grande casa, Matilda scopre un ceppo con incisa la Monade Geroglifica dell’alchimista John Dee da cui discende oggi Nick. E quando Hal ricompone i lamenti dei nastri registrati, richiamando il requiem di un musicista satanista e pedofilo morto in galera, si viene colti da un senso di indomabile inquietudine che non fa presagire nulla di buono. Il livello di suspence è elevatissimo e la tensione che si apprezza è tangibile come se ci si trovasse nella scena.

In Requiem l’ambientazione gallese rievoca la suggestione mistica dei druidi e dei celti, con le brughiere così tipicamente britanniche e quella foschia che sfuma la luce in un paesaggio antico e misterioso. Alla luce sfocata si associa una paralisi emotiva, una sorta di attacco di panico generalizzato, il thriller qui si fa davvero sentire.
Sono solo sei puntate ma la sensazione di panico è costante. Il finale è però liberatorio. Janis, sua madre adottiva morta suicida, era in realtà una ex poliziotta sotto mentite spoglie, fuggì con la bambina a Manchester. Aveva capito cosa accadeva e chi era coinvolto (il suo collega corrotto), e per questo rapisce Carys per salvarla dalla malvagia della setta. Un finale ricco di tensione ma catartico, che ha il solo senso salvifico della vita contro la morte.

Ecco il trailer di Requiem, con i sottotitoli in italiano:

Tra psicologia ed esoterismo: la simbologia di Requiem

Un passato misterioso e taciuto, una donna schizofrenica che svela il contenuto delle voci degli spiriti malvagi, gli indizi che portano a pensare a forme di violenza su bambini ad opera di adulti. È attraverso le anime pure dei bambini, come pure attraverso i malati di mente, che gli spiriti entrano in contatto per controllarli. Il messaggio che lo spirito entri attraverso la materia umana dei bambini, puri di cuore, o di quella delle persone fragili mentalmente, attraverso la malvagità, per guidarli nelle azioni senza che ve ne sia poi il ricordo vuole essere una sorta di legittimazione dell’esistenza della parte mortifera dell’inconscio.

Il Thanatos che vuole argomentarsi, spiegarsi e svelarsi con l’utilizzo del paranormale affinché possa essere accettato. È l’anima pura e la mente fragile il terreno migliore per sedimentarsi, privo di difese e censure: una valida strada per insinuarsi e agire.
Proprio nell’ultima puntata si coglie il significato esoterico della storia. Influssi manichei nell’ispirazione alla narrazione vengono esplicitati nel compimento del rituale al quale Matilda viene sottoposta. Attraverso di lei, lo spirito di luce – l’arcangelo come lo chiama la sacerdotessa – si è insinuata nel suo corpo, lo eleva alla fonte di luce del sotterraneo in cui è stata portata, come sorta di divinizzazione.

In Requiem Matilda è il portatore di luce che vince sulle tenebre e sul male di questo mondo corrotto e ambiguo. Quella stessa corruzione e ambiguità di cui sono portatori gli adepti, che assistono come gli uditori della dottrina manichea. Matilda è l’eletta e quindi la Luce, che emana un’aura chiara rispetto agli altri personaggi. Del resto, lo dice anche il nome: Carys in gallese significa ‘persona amata’.

Una serie dalle infinite letture prima fra tutte quella esoterica con l’ispirazione al manicheismo ma anche con i suoi innumerevoli simboli legati agli oggetti. La simbologia del bosco, non solo come esperienza iniziatica del passaggio di crescita e accettazione della propria identità (Matilda si riconoscerà in Carys), ma anche come archetipo dell’ombra in quanto legato alla sfera inconscia, quando si snoda in cave e sotterranei che non possono che non evocare il senso del recondito.

Entrare nella terra, toccandone con mano la polvere è prendere coscienza della propria materia corporea. Il regressum ad uterum dello psicoanalista come lo scavare la terra proprio dell’alchimista. Queste due figure così vicine nella ricerca del proprio sé. E ancora, la simbologia degli specchi, veicolo di comunicazione tra gli spiriti e l’uomo che in psicologia richiama la riflessione inconscia della propria identità, ha qui il significato di medium che permette di viaggiare non solo dal passato al presente ma anche da una dimensione all’altra.

È questo il fondamento su cui poggia la cristallomanzia. Lo stesso di cui parlano i biografi di John Dee quando richiamano un curioso aneddoto storico: un angelo con le sembianze di una bambina gli avrebbe donato un cristallo convesso attraverso il quale avrebbe potuto dialogare con il mondo degli spiriti. Un modo particolare per parlare con la propria parte inconscia.

Un genere consigliato ali amanti del thriller psicologico e il paranormale. De gustibus.

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