ROMA

Le protagoniste assolute di Roma

Roma, film vincitore del premio Oscar, è un dramma epico. Una saga familiare che racconta una vicenda privata alla quale si sovrappone però continuamente la dimensione sociale e storica, come sottolinea la potente sequenza del massacro del Corpus Christi del 10 giugno 1971.
Dai tempi di Y tu mamá también Cuarón non raccontava il “suo” Messico.

Siamo a Città del Messico tra il 1970 e 1971. Roma è un quartiere residenziale della capitale messicana. La storia, scandita da lunghe sequenze curate nei minimi particolari, ci porta all’interno di una famiglia dell’alta borghesia.

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Una villa di gente benestante, quattro bambini urlanti, stanze disordinate, piene di oggetti, di abiti. Un piccolo cortile stretto dove la Ford Galaxy fa fatica a entrare. “Questa casa è un casino e il cortile è sempre pieno di cacche” lamenta Antonio, il padrone di casa, la sera prima che abbandoni la famiglia.

Un racconto intimo, autobiografico, un punto di vista chiaro, quello umano delle donne e quello di un figlio che ricorda.

Il passato, la memoria, le sequenze sono tutte in bianco e nero. Un ritmo lento, poetico che ci spiazza considerando la frenesia drammaturgica alla quale siamo abituati.

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Il vero personaggio protagonista è Cleo, la giovane domestica che instaura un rapporto tenero con i bambini, che soffre, che osserva, che non mette mai se stessa al primo posto.

Sofia, la padrona di casa, e Cleo, la domestica: due donne che rimangono sole. La prima viene abbandonata dal marito, un medico frivolo e donnaiolo, la seconda da un seduttore che fugge e la maltratta quando realizza che è incinta.

L’umanità delle donne

Le donne piene di umanità da una parte, gli uomini che, nonostante le differenti classi sociali, di umano hanno ben poco. Questo è il quadro d’insieme.

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Firmin, il seduttore di Cleo, è fissato con le arti marziali ( una moda di quegli anni).
Nudo, nella camera da letto, si esibisce davanti alla giovane domestica. E’ una scena dove il giovane mostra tutto il risvolto negativo della mascolinità in generale.

Non è da meno Antonio che viene intravisto in una strada del quartiere Roma, a rincorrere come un adolescente una ragazza mentre i figli credono sia ancora in viaggio per lavoro.

Brutalità, frivolezza, due facce della stessa medaglia. E le donne soffrono, ma non fuggono, cercano in tutti i modi di proteggere i bambini. Di mantenere in piedi la casa, la famiglia.

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Schierando da una parte le donne, portatrici di umanità, e dall’altra gli uomini, soggetti violenti o irresponsabili, in realtà la storia parla anche di una profonda mancanza di comunicazione tra uomo e donna. E questo è interessante, attuale.

 

Non bisogna dimenticare la abuela, la madre di Sofia. Sembra un personaggio in sordina, ma rivela se stessa il giorno in cui accompagna Cleo a comprare una carrozzina per il nascituro.

Un giorno drammatico. Le due donne sono spettatrici del massacro del Corpus Christi del 10 giugno 1971. Firmin è tra gli assassini, a Cleo per lo choc le si rompono le acque. Le strade sono troppo intasate per raggiungere l’ospedale in tempo. La nonna non può che abbracciare Cleo e recitare il rosario.

Di fronte a un mondo che cade a pezzi, le donne si sorreggono l’una con l’altra con la loro profonda umanità.

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L’ultima sequenza ne rappresenta l’apoteosi.

Titolo originale: ROMA
Regia: Alfonso Cuarón
Interpreti: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta, Marco Graf
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Durata: 135′
Origine: Messico/Usa 2018
Disponibile su Netflix

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