Sense8 | Il mondo parallelo dei “sensate” connesso all’homo sapiens

Essere invitati a scrivere una recensione sulla serie tv Sense8 richiede una premessa antropologica che illustra la condizione attuale della società contemporanea immersa nel vortice post umano dei rapidi cambiamenti. Il ritmo compulsivo dei contatti online ha creato un nuovo paradigma relazionale lontano dall’esperienza piacevole della socievolezza. I nuovi e fast stili di vita sono la causa di un vuoto esistenziale inedito senza precedenti in cui si innescano dinamiche autoreferenziali e narcisistiche in un sistema relazionale sempre più frammentato e vulnerabile. Tale scenario genera la necessità antropologica di trovare nuovi modelli relazionali e tra quelli più trend vi è certamente quello digitale, una forma di comunicazione estranea a chi rimane sulla soglia dell’universo tecnologico – i cosiddetti analfabeti digitali –, ma a portata di mouse per gli habitué dei social – i Millennians o Generazione Y –. In entrambi i casi, la natura dell’esistente rimanda al fondamento antropologico di essere sempre, ovunque e comunque, persone in relazione. Anche la dimensione virtuale riproduce la necessità di riconoscere la dimensione della socialità, lo dimostra il desiderio innato di rimanere sempre connessi e in modalità online, al di là della tendenza opposta di gestire l’esistenza in modo autorefenziale con la scelta di modelli single.

Sense8 un genere sci-fi

La trama di Sense8 si ambienta in questa cornice del post umano dove i protagonisti interagiscono nel complesso sistema sociale scandito da diversi orientamenti culturali, sessuali e religiosi che costituiscono il vasto mosaico del genere umano. Le disavventure inverosimili del genere di fantascienza, nella serie tv Sense8, presentano un’ouverture inquietante da lasciare il pubblico in sospeso tra il reale e l’immaginario senza un filo rosso che tenga insieme le dinamiche relazionali tra partners, coppie, amici e gruppi di persone in un sistema labile e caotico, da non destare nel pubblico il desiderio di proseguire la maratona nella visione della serie tv.

Nei primi tre episodi, i personaggi di Sense8 presentano caratteristiche in comune al genere umano tradizionale a partire dalla complessità dell’esistenza quotidiana soggetta a problemi e situazioni sui generis a cui lo stesso spettatore è sottoposto, esposto e travolto. L’intreccio di nuove relazioni è segnato dalla frenesia di passare da un’esperienza all’altra, mentre la sfera sessuale è ridotta a pura meccanica dei corpi e slegata dall’esperienza di amore. Superato l’imbarazzo della collettività, Sense8 spinge l’acceleratore sulle storie private senza nessun pudore ed espone i soggetti a una narrazione pubblica che varca la frontiera della privacy. I produttori di Sense8, Lana e Lilly Wachowski (un tempo fratelli e autori di Matrix, adesso si presentano con l’identità di sorelle) e J. Michael Straczynski, mettono in scena gli spazi privati di un’intimità incustodita che si consuma sotto gli occhi di un pubblico testimone ormai di immagini indifese da ogni forma di voyeurismo.

Le dinamiche relazionali tra l’immaginario e il reale

Se la mitologia classica, la letteratura greca, il genere fantasy e ogni forma di narrazione scritta hanno la capacità di creare quello spazio inedito in cui prende forma l’immaginario del lettore, la riproduzione a getto continuo di immagini cinematografiche, private dell’atmosfera di mistero e di pudore, riducono la visione del prodotto a una magra descrizione della condizione umana schernita dalle varie reazioni dello spettatore. Sdoganato il mistero che abita l’intimità dell’essere umano, rimane la banalità di chi dissacra il corpo come un qualunque oggetto inanimato e soggetto a qualsiasi forma di manipolazione. L’elemento che differenzia gli otto interpreti dal resto del mondo è la forma di relazione con cui interagiscono, in un sistema di connessioni che sfugge all’essere umano abituato ad abitare l’orizzonte della realtà temporale e spaziale secondo le sue capacità creaturali.

post umano

Al contrario, i protagonisti superano la condizione limitante delle suddette categorie grazie alla loro struttura genetica che li rende diversi dal classico homo sapiens e dotati di poteri misteriosi. I magnifici sensate vivono un sistema relazionale che li coinvolge non solo nella necessità di riscattarsi dalle situazioni precarie in cui persistono e resistono, ma anche di difendersi dal manipolatore Whispers che li vuole soggiogare con la scoperta del loro punto debole attraverso il possesso della loro mente. I “magnifici 8” abitano in otto luoghi diversi del pianeta e hanno il potere misterioso di manifestarsi contemporaneamente in due posti, una sorta di bilocazione con cui intervengono ogni volta che un membro del loro cluster è in pericolo.

La salvezza dell’uomo contemporaneo è di rimanere connessi

Prendere possesso del corpo di un altro sensate significa salvargli la vita e intervenire ogni volta che un membro della cerchia rischia la sua eliminazione. La cerchia è costituita da otto membri, ogni membro ha altri sette se stesso con cui rimanere connesso attraverso la “visitazione” e la “condivisione”, due forme di comunicazione con cui gli otto membri, inconsapevoli di essere dotati di percezioni extrasensoriali, scoprono di poter interagire e di avere accesso alla conoscenza degli altri, alla lingua e ad altre capacità presenti nel soggetto con cui si vive l’esperienza condivisa. La cerchia è molto più di un gruppo costituito da otto membri, la cerchia ha un’anima divisa in otto parti per la profonda empatia che si crea tra i suoi membri sempre disposti a rischiare la vita pur di custodire l’altro. Il limite di Sense8 è di proporre allo spettatore una serie tv in cui si susseguono diverse storie alla rinfusa, messe in contrasto con quei processi culturali omofobi che si innescano nella società intollerante verso il mondo LGTB.

post umano

L’elemento performativo che restituisce spessore a Sense8 si constata nella relazione empatica che si crea tra i membri della cerchia, sottoposti a esperienze profonde che sublimano le relazioni fraterne, amicali e di amore come nel caso del personaggio Wolfgang, quando esprime il suo legame affettivo nei confronti del suo amico d’infanzia, gravemente ferito: «È mio fratello non per qualcosa di accidentale come il sangue, ma per qualcosa di più forte». Domanda: «Per cosa?». Risposta: «Per scelta!!!…». E ancora, nel nono episodio della prima stagione, Hernando, compagno del celebre attore messicano Lito, definisce «l’amore come l’arte, come una forza che entra nella nostra vita senza regole, aspettative, limiti. L’amore è come l’arte, deve essere libero». Il feeling che si crea tra l’indiana Kala Dandekar e Wolfgang è un’intesa colma di promesse fino ad innamorarsi. Nei loro incontri si intrattengono sulla visione della vita con diversi argomenti, mettendo a confronto la scienza e la fede come due realtà che non si escludono, ma si integrano come la ragione e il cuore. Kala afferma: «Il mio amore per la scienza non preclude la mia fede. Per me la scienza è un altro linguaggio che usiamo per parlare degli stessi miracoli di cui parla la fede». Wolfgang risponde: «Ma un linguaggio è logico, l’altro no». Kala riprende: «Logico come la fisica quantistica, come una particella che può essere qui e non qui, o logica come la gravità, una forza che nessuno sa perché esista…solo che se non esistesse, se non ci fosse stata questa misteriosa attrazione, questo richiamo tra oggetti, non esisterebbe nulla di tutto questo». Wolfgang replica: «Grazie a Dio c’è la gravità». Kala con sguardo empatico conclude: «Esatto!…». La posta in gioco è alta, i personaggi sono pronti a mettersi in discussione pur di difendere la propria identità dai pregiudizi sociali, come nel caso di Lito, pronto a dichiarare il suo outing dopo essersi confrontato con Nomi, una blogger transessuale che ha lottato prima di lui per essere se stessa: «La vera violenza, quella che ho riconosciuto imperdonabile, è la violenza che facciamo a noi stessi, quando abbiamo troppa paura di essere chi siamo davvero».

post umano

La coreana Min-Jung, dopo tante sofferenze e ingiustizie vissute nella sua famiglia, esprime le sue emozioni attraverso prestazioni fisiche di lotta libera, il suo sport preferito praticato sin da piccola: «Questa è la vita: paura, rabbia, desiderio, amore. Non provare più emozioni, non volerle più provare, è provare la morte. Io prendo tutto ciò che provo, tutto ciò che è importante per me e metto tutto questo nel mio “pugno” e per questo combatto». Così ogni episodio dispiega una trama che rende Sense8 una serie tv dai grandi insegnamenti umani che mettono in secondo piano tutti gli altri aspetti e scene meno digeribili rispetto allo spessore presente in alcuni frame e battute che rivelano la profondità degli interpreti, come nel caso di Kala quando cerca di spiegare al suo fidanzato le ragioni per cui mette in discussione il loro futuro insieme: «Ci sono persone a cui mi sento connessa in tutto il mondo, sono innocenti, eppure sono rinchiuse in prigione e sono intrappolate dalle circostanze o da cose che appartengono al passato, e poi ci sono persone senza i privilegi di cui noi godiamo, che si sentono minacciate, perché amano una persona che il mondo ha deciso che non possono amare. Tutto questo è sbagliato e terribile!!!». A conclusione della recensione, rimane irrisolto il contrasto e l’imbarazzo che si percepisce in Sense8 davanti ai contenuti e alla sequenza compulsiva di immagini hard che riflettono ogni forma relazionale nella sua nuda verità; tuttavia scrivere una pubblicazione su una serie tv sci-fi diventa un modo per interrogarsi sulle questioni antropologiche alquanto complesse e problematiche che hanno avuto, hanno e avranno luogo in ogni spazio e in ogni tempo.

Simona Santoro

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