SHOW ME A HERO

SHOW ME A HERO

MOSTRATEMI UN EROE E SCRIVERO’ UNA TRAGEDIA

“Show me a hero” si basa su una storia vera.  Abbiamo un antieroe protagonista, Nick Wasicsko, che nel 1987 viene eletto sindaco di Yonkers. Ha solo 28 anni, è polacco, suo padre è morto da poco. Il sindaco ragazzino è ambizioso, promette all’elettorato di opporsi al piano di costruzione di una serie di alloggi popolari in una zona residenziale. Cercando di mediare tra la legge, che minaccia sanzioni per la città se non attua il piano di costruzione, e l’opposizione razzista della popolazione gelosa del proprio status, finisce con l’essere sfiduciato. La sua carriera politica, a causa di questo fallimento, a poco a poco crolla tragicamente fino alla sua esclusione totale dagli uffici dell’amministrazione pubblica.

La serie offre uno spaccato veritiero di una società americana ancora schiava di pregiudizi, che in sostanza non vuole i negri come vicini di casa, e un mondo politico teso a conquistare il potere a qualsiasi costo. Nick, in fondo, non è così diverso dai suoi colleghi, solo che è un antieroe nel vero senso della parola. La sua dimensione morale è sottile, ma non ama le crudeltà, si muove in modo goffo tra mille sotterfugi, non è animato da ideali veri, ma non ha nemmeno quel “ pelo sullo stomaco” necessario per barcamenarsi in un ambiente simile. Più che sconfitto, finisce sopraffatto.

showmeahero06 jpg 1400x0 q85Difficile attribuire a lui la frase di Francis Scott Fitzgerald “ Show me a hero and I’will write a tragedy, mostratemi un eroe e scriverò una tragedia. Secondo il nostro parere gli eroi sono da ricercare altrove nella storia, anche questa volta tra le donne, le madri che vivono nei sobborghi più degradati della città che, abbandonate dai mariti, lottano ogni giorno per sfamare i loro figli e tenerli lontano dalla violenza. Per loro una casa decente, in un quartiere normale dove non ci si spara e non si spaccia droga, non è un problema di vincere o meno le elezioni, significa la sopravvivenza. Ecco che sfila, silenzioso, davanti a noi un lungo corteo di queste donne ed è difficile stabilire quale sia il personaggio più emblematico. Sicuramente Doreen, che dopo la morte del suo compagno, vive un momento oscuro, cade nella tossicodipendenza finché la famiglia, la sorella in particolare, non la aiuta a uscirne. Diventa la rappresentante degli inquilini delle case popolari di Yonkers, porta avanti insieme a Mary, una lotta per il diritto all’integrazione in un quartiere benestante che non li vuole. La stessa Mary, bianca, che dopo aver combattuto aspramente contro la decisione di edificare queste case, grazie al contatto umano con queste donne e i loro figli finisce con il comprendere quanto sia importante per loro poter avere una casa decente in un posto lontano dalla violenza. Poi c’è Norma, l’infermiera di colore che perde la vista, Carmen con i suoi bambini, che aspetta che le venga assegnata la casa nuova per poter usare le pentole decorate, troppo belle per la casa nei sobborghi. Un’infinita tenerezza la suscita Billie che riprende a casa il marito delinquente , padre dei suoi figli, e a causa sua perde il diritto all’alloggio. Sono queste donne le vere eroine di una storia che ci è piaciuta moltissimo, carica di umanità , che si sviluppa in un contesto ostile, egoista, ingiusto. La signora elegante con i tre cagnolini, che porta le bestioline a defecare sui giardini delle case popolari, sembra cambiare anche lei quando un bambino nero, le va incontro per accarezzare i barboncini. Il contatto umano sembra l’antidoto al razzismo, alla violenza, per questo le donne sembrano più capaci nella storia di trovare soluzioni positive al problema che trascina nel baratro i politici, in particolare Nick Wasicsko.

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Miniserie televisiva statunitense del 2015 diretta da Paul Haggis e scritta da David Simon, prodotta da HBO, in onda su Sky Atlantic dal 17 novembre
Con Oscar Isaac, Peter Riegert, Natalie Paul, Carla Quevedo, Afred Molina, LaTanya Richardson Jackson.

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