Siamo diventati una famiglia

Siamo diventati una famiglia

Di padre in figlia

Antonio muore, si spara per la vergogna di aver messo in crisi il padre e l’azienda con una frode fiscale. Al suo funerale ci sono tutti, ma ciascuno è ormai via da troppo tempo. La ferita della morte segna profonde lacerazioni in ciascuno di loro ed è giunto il momento di tirare le somme.

Franca si addossa la colpa di non aver saputo difendere i figli da un padre narcisista, di non essersi mai imposta contro di lui e di aver permesso che tutto andasse come lui voleva; Maria Teresa tocca con mano la fragilità della sua famiglia e deve cercare di rappresentare un punto di riferimento per sé e per gli altri; Elena si trova a fare i conti con suo marito e le figlie; Sofia che si scaglia contro il padre accusandolo di aver causato la morte del fratello. Giovanni, infine, chiuso e taciturno deve fare i conti con più dolori: la morte del figlio e la consapevolezza di aver fallito. Di non aver saputo fare il marito e il padre, di aver seminato odio e tristezza e di non aver mai creduto che a se stesso.

Giovanni è un uomo solo ora, l’azienda è fallita e non vi è ripresa che tenga quando la Finanza riapre i portoni. Giovanni vuole chiudere, vendere tutto: ora non ha più senso, lui non ha più senso. Chiede scusa e lo fa a modo suo. Giovanni è pentito ma è solo.

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Dall’altra parte, tuttavia, la morte di Antonio risana le vecchie ferite perché è proprio perdendo una persona cara che i Franza comprendono l’importanza di non mollare. Lo fa Elena, che ritorna a casa dei genitori dopo un lungo peregrinare alla ricerca di se stessa, chiedendo di tornare anche da Filippo suo marito e dalle sue due bambine. Sa di aver sbagliato e vuole provare a rimediare, a ricominciare: non è facile soprattutto recuperare il rapporto con la primogenita ferita dai suoi continui abbandoni ed è dura riconquistarsi la fiducia di tutti. Specie quando confessa al marito che la prima figlia non è sua. Tanti drammi, uno appresso all’altro, ma poi Filippo la perdona e le chiede di tornare insieme.

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Lo fa Sofia, incoraggiata dalla mamma a partire, quando arriva in Brasile e conosce Jeorge. Lì apprende la storia dei suoi genitori e il grande segreto che li univa. Franca, il cui vero nome è Maria Firmina, ha ucciso il suo datore di lavoro che la stava molestando; Giovanni, accorso in suo aiuto, l’ha poi portata in Italia per evitarle il carcere. Sofia decide così di scrivere la storia della sua famiglia non tralasciando nemmeno un particolare. È ora che questa vicenda venga alla luce. Franca, ne parla alle sue figlie con l’emozione di quel tempo. È viva in lei la luce del terrore, Jeorge è solo un bel ricordo, ma poi Sofia le porge una lettera. Sua moglie è morta lo scorso anno, lui è là che l’aspetta ogni giorno. Franca sente che c’è ancora una possibilità per lei per riscattarsi ed essere felice.

Non molla nemmeno Maria Teresa quando comprende che il suo rapporto con Riccardo e con la sua azienda non è più soddisfacente come prima. Comprende che è proprio dalla distilleria di famiglia che si deve ripartire, creare un prodotto nuovo e innovativo. La distilleria riapre i battenti con un nuovo nome “Distillerie Sorelle Franza” soppiantando definitivamente il progetto paterno di destinare l’azienda al figlio maschio, ormai deceduto. Ma è dalle ceneri di questo vecchio progetto che nascono le idee di affidare alle donne il destino di un’azienda.

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Al lancio della nuova grappa rossa, Maria Teresa racconta il lavoro che c’è dietro a questo prodotto. Ciascuna di loro si è occupata di crearlo e promuoverlo: Elena ne ha curato l’aspetto del marketing, Sofia ne ha creato il logo (la moto rossa che usava col fratello e che lei stessa ha guidato fino in Brasile), Maria Teresa ne ha selezionato il bouquet di aromi. Poi, si rivolge al padre, in disparte, dedicandogli il retrogusto amaro come il suo carattere e l’impronta morale che ha cercato di trasmettere alla sua famiglia. Una virtù non una colpa, perché le fatiche costano sudore e la vita è sudore.

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Poi agli applausi ecco arrivare Franca che ormai vive e lavora a Milano, da Pina. L’incontro con Giovanni è quasi surreale, si parlano come due conoscenti, ma è chiaro che ancora si rispettano. Franca non è corsa dal suo Jeorge, è rimasta in Italia, si è presa i suoi spazi senza umiliare nessuno: né moglie né madre, solo una donna. È proprio dalla conquista della propria individualità che si può creare una famiglia, lo diceva Bowen nel definire l’importanza della differenziazione del sé nel sistema familiare, lo dice bene Maria Teresa quando, a conclusione del suo discorso, si rivolge alle sorelle, alla madre e al padre dicendo “siamo diventati una famiglia”.

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