The Society

THE SOCIETY, UNA GENERAZIONE TEEN OFF-LIMITS

The Society, un teen-drama distribuito dalla piattaforma Netflix,  dove il mondo immaginario fornisce una lettura della società complessa.

In The Society emerge la necessità di reinventarsi, ma ciò che sorprende è una situazione sommersa e senza ritorno: a chi e a che cosa è possibile appellarsi in un contesto surreale?

Sin dal primo episodio, un gruppo di studenti liceali si ritrovano isolati in una città del New England senza genitori e adulti.

L’autore della serie drammatica, Christopher Keyser, ispirata al romanzo Il Signore delle mosche di William Golding, sviluppa un ventaglio di temi complessi a cui non è possibile rimanere indifferenti.

Di fronte al mistero di essere catapultati in un mondo parallelo identico e senza adulti, gli adolescenti di The Society sono consapevoli dell’urgenza di riorganizzare il sistema collettivo e dell’emergenza di sopravvivere a una nuova situazione senza precedenti.

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The Society, un luogo senza storia

The Society è anche l’ambientazione contemporanea del famoso romanzo L’isola di Robinson Crusoe di Daniel Defoe, con un impatto molto più complesso che interpella lo spettatore sull’orientamento di un’intera generazione di adolescenti senza punti di riferimento.

L’assenza dei genitori non è un vuoto temporaneo, ma una lontananza che pesa sulla relazione affettiva e sociale. Riorganizzare una comunità dalla a alla z, rimettere in moto un sistema inesistente non è un gioco da ragazzi, richiede di ricostruire un passato che non c’è più e fa apprezzare quanta strada hanno percorso i progenitori che hanno scritto la storia.

La serie The Society presenta il dramma della società contemporanea sempre più vulnerabile. Il non lasciare traccia degli adulti segna la vita di Cassandra, della sorella minore Allie e di tutti gli altri adolescenti che adesso devono fare i conti con la vita nuda e cruda, allo stato brado con tutte le conseguenze che ciò comporta.

C’è chi approfitta e si lascia andare al caso, c’è chi si assume delle responsabilità, c’è chi mette fuori le fragilità patologiche con minacce intimidatorie, c’è chi si rende conto che adesso non c’è più tempo per concedersi una vita in chiave teen, il tempo è scaduto, ogni istante può diventare letale o vitale, dipende da che parte si sceglie di stare.

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Come riscattarsi da un vuoto esistenziale

In The Society c’è anche la visione in controtendenza di non lasciarsi vincere dal bisogno di sopravvivenza che sbocca in errori, compromessi o tradimenti, ma di cogliere questa situazione surreale come un’opportunità di non ripetere gli stessi sbagli degli adulti e di scrivere una nuova storia.

La struttura antropologica dell’essere razionale spinge l’uomo ad autocomprendersi come presenza che non si dà l’esistenza, ma conferma la sua presenza e il suo desiderio di esserci al mondo in modo significativo, non può accontentarsi di un clima di sopravvivenza, ha bisogno di mettere ordine, di progettare, di avere un fine e di darsi un significato.

Prova di ciò è una battuta tra due adolescenti che esprimono il bisogno di un orientamento davanti al dramma che li divide tra una scelta di vita o di morte: “Noi viviamo in un posto completamente nuovo, non abbiamo una storia, dobbiamo approfittarne, fare meglio dei nostri genitori”.

Risposta: “Però fino a oggi, abbiamo fatto solo peggio”.

Ecco, allora, la possibilità di trasfigurare la realtà satura di vuoti esistenziali e di surrogati consumistici in un’esistenza che esprime emozioni e interessi dai toni relazionali più costruttivi e aperti all’alterità e all’esistenza.

La fatica di affrontare la vera vita spinge alcuni giovani del gruppo a crescere in fretta e ad intuire che la vita non è tutta qui, che c’è ben altro e che ha una dimensione più profonda.

L’essere umano di The Society è per la vita e non può sostenere l’esperienza forte della morte soprattutto quando compie in prima persona un omicidio.

Questo gesto è contro natura, si tratta di un non gesto perché chiude a una possibilità, a un’occasione, a un progetto e, una volta compiuto, cambia tutto.

Lo comprende bene Allie, motivata a cambiare la società, che si trova a guidare senza volerlo e che paga il prezzo dell’improvvisazione.

Tutti i giorni, sotto gli occhi di tutti, piombano raffiche di proiettili che uccidono, feriscono, emarginano, accusano, colpiscono, giudicano in un clima di sopravvivenza; nessuno colpisce con proiettili a salve per ridare una seconda possibilità, tutto accade qui e ora e allora basta con la violenza e l’uso delle armi!

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La traccia indelebile di una trascendenza sommersa

Anche e soprattutto una serie tv come The Society può guidare la riflessione antropologica ad imparare l’arte di vivere che rimane un enigma legato a un ideale irraggiungibile in questa vita terrena dove, tuttavia, la linea temporale ricorda all’esistente di provare e riprovare ancora possibili percorsi per raggiungere un ordine personale e sociale.

Tutto quello che accade nella città di West Ham fa apprezzare sempre di più la vita e la necessità di non ripetere gli errori degli adulti che sono completamente assenti.

Dopo alcuni episodi, i ragazzi intuiscono che la realtà è abitata da un quid che interpella sul significato metastorico dell’esistenza e che bisogna ripartire da un segnale significativo di appartenenza che coinvolge l’intera comunità.

In The Society si alterna una formula di vita immanente con una visione trascendente: suspence e rassegnazione sono mescolati al desiderio e all’attesa, e fanno sperare che qualcosa accadrà.

Sarà la volta buona che gli adulti imparino dai figli? La serie tv The Society ha il merito di servirsi del mondo immaginario per narrare il disagio reale di un mondo senza genitori.

È la sfida da accogliere per riqualificare la società nel complesso contesto della contemporaneità dove l’uomo tecnocratico, nonostante abbia smarrito la sua identità di homo religiosus, puntualmente manifesta un desiderio naturale di cercare risposte significative con cui possa realizzare la sua condizione umana.

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