Squadra Antimafia – Stagione 6

L’INFINITA SAGA DEGLI EROI DEBOLI E TORMENTATI

La fortunata serie della Tao Due, Squadra antimafia, è giunta la sesta stagione. La serie, partita nel 2009, ha da subito riscosso un notevole successo di pubblico, tanto da indurre la produzione a preparare già una settima edizione. Nel corso delle stagioni si sono avvicendati diversi protagonisti, alla morte di Cladia Mares (Simona Cavallari), vicequestore per le prime 4 stagioni della squadra Duomo, è subentrata Lara Colombo (Anna Caterina Morariu) accompagnata dall’ormai affermata figura dell’eroe piacente e tormentato, Domenico Calcaterra (Marco Bocci), già amante della figlia di un noto boss mafioso, Rosy Abate (Giulia Michelini).

Gli aspetti negativi della serie purtroppo però sembrano perdurare nel

tempo. Il reale contesto storico, sociale e persino geografico al quale la serie si dovrebbe ispirare sembra solo un pretesto. 

La stagione si apre con un assalto alla villa di Arcadij Pojiatiev, detto “Afrikanietz”, boss della mafia Russa, che chiude il cerchio rispetto a quella precedente, ma le prime scene sono raccapriccianti e i particolari violenti della carneficina sfiorano persino il macabro. Squadra antimafia 6 si presenta così come un thriller d’azione teso di cui non ci verranno risparmiate immagini impressionanti. Dopo le prime tre puntate infatti le uccisioni violente continuano a ripetersi con una cadenza sconcertante, quasi una ogni mezz’ora. 

La mafia è uno spunto come un altro per raccontare la storia infinita della lotta di pochi eroi contro un male criminale diffuso, forte e soprattutto colluso con le istituzioni. Il male vince ed è spesso meglio organizzato rispetto alla squadra di polizia che sembra arrancare sempre. Questa mafia è rappresentata con un fascino che i buoni, coloro che lottano per il bene, non hanno. Questi mafiosi, in particolare i fratelli Ettore e Rachele Ragno (Fabrizio Nevola e Francesca Valtorta), sembrano forti, numerosi, potenti, sono persino belli e soprattutto pericolosamente accattivanti, hanno i mezzi, sono furbi e ingegnosi e la polizia fatica a stargli dietro. I nostri eroi qui sono soli contro tutti e contro il sistema e sono tormentati. I vicequestori della squadra antimafia Duomo, Domenico Calcaterra e Lara Colombo, combattono una battaglia quasi titanica e con i loro pochi collaboratori rappresentano una manciata di piccoli Davide che lottano contro una massa di Golia ben organizzati e collusi con il mondo intero. I nostri eroi lottano con una determinazione che sfiora quasi il volontarismo e alla fine sfinisce, ma senza un vero ideale di fondo che li sostenga. La commistione tra vicende pubbliche e private è continua e i legami sentimentali o di sangue che intercorrono tra i personaggi, anche quando appartenenti a schieramenti contrapposti, sono esasperati ben oltre i normali meccanismi narrativi in favore di un tormento interiore che non dà mai tregua ai protagonisti ed al quale spesso essi si abbandonano in modo desolante. La squadra dunque lavora nello Stato ma anche contro di esso e i suoi eroi lottano contro la mafia ma anche contro se stessi, in tale contesto ogni espediente contribuisce ad amplificare la sensazione di angoscia e sconforto. Nella serie impera un clima cupo, favorito dalla fotografia grigia, dalla musica di tensione in continuo sottofondo e da una recitazione drammatica esasperata, rigida e fatta di toni rabbiosi. Non c’è un attimo di sospensione che alleggerisca il senso di inquietudine trasmesso allo spettatore. Anche la Terra del sole si rabbuia e si incupisce: questa Sicilia contrasta con quella vera, è poco verosimile, sia per ambienti umani che per paesaggi, e, a parte il dialetto a volte un po’ forzato, potrebbe somigliare ad un qualunque altro aggregato urbano d’Italia.

Lascia inoltre perplessi una certa leggerezza morale, dovuta all’idea che il fine giustifica i mezzi, che fa avvicinare in modo ambiguo e pericoloso il bene al male. L’ispettore Sandro Pietrangeli (Giordano De Plano) ad esempio, infiltrato in un carcere per ottenere informazioni utili alle indagini, pur di guadagnarsi l’amicizia del boss condannato, uccide un attentatore che aveva cercato di aggredire l’uomo potente ma ormai anziano, il fatto però non crea alcun disagio alla squadra.

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