SQUADRA ANTIMAFIA 7

SQUADRA ANTIMAFIA 7

ACTION E TORMENTO INTERIORE

La fortunata serie della Tao Due, “Squadra antimafia”, è giunta alla settima stagione. La serie, partita nel 2009, ha da subito riscosso un notevole successo di pubblico,gli ascolti sono alti anche quest’anno. Nel corso delle stagioni si sono avvicendati diversi protagonisti, alla morte di Claudia Mares (Simona Cavallari), vicequestore per le prime 4 stagioni della squadra Duomo, è subentrata Lara Colombo (Anna Caterina Morariu) accompagnata dall’ormai affermata figura dell’eroe piacente e tormentato, Domenico Calcaterra (Marco Bocci), già amante della figlia di un noto boss mafioso, Rosy Abate (Giulia Michelini).  Squadra Antimafia 7 ha nuovi protagonisti di cui citiamo il più importante, Davide Tempofosco(Giovanni Scifoni), che prenderà il posto di Domenico, portando avanti le indagini della Squadra Duomo insieme a Lara Colombo. Calcaterra,dopo il rapimento e le ferite gravi riportate alla testa, capirà che dovrà farsi da parte e che l’unico modo per scoprire altre preziose informazioni sull’organizzazione Crisalide sarà quello di contare solo sulle proprie forze. Non potrà nemmeno chiedere l’aiuto di Rosy che ormai ha scelto il convento.  Gli aspetti negativi della serie purtroppo  sembrano perdurare nel tempo.

Violente le torture che subisce Calcaterra nella prima puntata, tanto per rimarcare che il format non ha subito cambiamenti. “Squadra antimafia 7” si presenta così come una storia fortemente tesa, di cui non ci verranno risparmiate immagini di forte impatto visivo. Dopo le prime due puntate infatti le uccisioni violente continuano a ripetersi con una cadenza sconcertante, quasi una ogni mezz’ora, come accadeva nelle stagioni precedenti. La mafia è uno spunto come un altro per raccontare la storia infinita della lotta di pochi eroi contro un male criminale diffuso, forte e soprattutto colluso con le istituzioni. Il male perde ma poi risorge ed è spesso meglio organizzato rispetto alla squadra di polizia che sembra arrancare. Questi mafiosi sembrano forti, numerosi, potenti, hanno i mezzi, sono furbi e ingegnosi e la polizia fatica a stargli dietro. I nostri eroi qui sono soli contro tutti e contro il sistema e sono tormentati. I vicequestori della squadra antimafia Duomo combattono una battagliasquadra antimafia7 3images quasi titanica e, con i loro pochi collaboratori,rappresentano una manciata di piccoli Davide che lottano contro una massa di Golia ben organizzati e collusi con il mondo intero. I nostri eroi lottano con una determinazione che sfiora quasi il volontarismo e alla fine sfinisce. La commistione tra vicende pubbliche e private è continua e i legami sentimentali o di sangue che intercorrono tra i personaggi, anche quando appartenenti a schieramenti contrapposti, sono esasperati ben oltre i normali meccanismi narrativi in favore di un tormento interiore che non dà mai tregua ai protagonisti, e al quale spesso essi si abbandonano in modo desolante. La squadra dunque lavora nello Stato ma anche contro di esso e i suoi eroi lottano contro la mafia ma anche contro se stessi, in tale contesto ogni espediente contribuisce ad amplificare la sensazione di angoscia e sconforto. Nella serie impera un clima cupo, favorito dalla fotografia grigia, dalla musica di tensione in continuo sottofondo e da una recitazione drammatica esasperata, rigida e fatta di toni rabbiosi, di frasi urlate. Non c’è un attimo di sospensione che alleggerisca il senso di inquietudine trasmesso allo spettatore. Anche la Terra del sole si rabbuia e si incupisce: questa Sicilia contrasta con quella vera, è poco verosimile, sia per ambienti umani che per paesaggi, e, a parte il dialetto a volte un po’ forzato, potrebbe somigliare ad un qualunque altro aggregato urbano d’Italia.Ma al pubblico, soprattutto quello più giovane, la serie piace, nonostante la totale assenza di originalità della storia, la lotta alla mafia raccontata già in tutte le salse. Probabilmente il pubblico giovane si riconosce in quei personaggi dalle esistenze vuote, difficili, problematiche che trovano un gancio eroico nel loro battersi contro un nemico oscuro, forte. Inoltre la predominanza dell’action sulla narrazione, e un ritmo drammaturgico tesissimo, calza con la loro sensibilità non incline a riflessioni superflue a meno che non ne valga la pena, vedi la predilezione giovanile per serie d’oltreoceano come “True Detective”. Da questo punto di vista la fiction nostrana “vola basso”, tanto vale godersi una storia dal ritmo estenuante.  Nonostante l’identificazione del pubblico è più incline a indirizzarsi ai giovani eroi, troviamo che il prodotto non abbia nulla di raffinato  che  possa arricchire chi lo vede.

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