Tabula Rasa – La fragilità di essere se stessi

In Tabula Rasa, Mie, una nota ballerina di musical, è vittima di un incidente automobilistico in seguito al quale riporta un grave trauma cranico che le provoca amnesia anterograda: tutto ciò che accade dopo l’incidente sembra cancellato per sempre. Una tabula rasa, appunto, in cui, pian piano, lei deve riprendere a incidere i ricordi e gli eventi che hanno caratterizzato la sua vita. Il suo inseparabile quaderno costituisce per lei una sorta di memoria esterna su cui basarsi per riconoscere le persone e imprimere dubbi, emozioni e disegnare il contenuto dei suoi ricordi.

Un gap intorno al quale costruisce tutta una serie di fantasie che l’aiutano ad andare avanti. Insieme a lei, quella sera, infatti c’era anche la figlioletta di sette anni, sbalzata fuori dall’urto per essersi slacciata la cintura solo per un attimo.

È ricoverata presso un istituto psichiatrico detentivo perché a seguito del suo incidente risulta scomparso un uomo e lei è l’ultima ad averlo visto. Mie è frastornata e disorientata, la si accusa di aver provocato la sparizione di quell’uomo e soprattutto di avere a che fare con l’incidente di cui lei però non ricorda nulla.

Tabula Rasa ricorda “Angoscia” si Cukor del 1944

Suo marito Benoit sembra un uomo affettuoso premuroso, decide di cambiare casa dopo l’incendio che Mie provocò per una sua disattenzione, per farla stare a suo agio: nella vecchia casa dei nonni della moglie, comincia a installare una serie di dispositivi elettronici che le ricordano le coordinate spazio-temporali e, in sua assenza vigilante, le cose che Mie deve fare. È tenuta sotto controllo perché non si perda a causa della sua scarsa memoria, ma in realtà è braccata dalla sua famiglia affinché lei non scopra che sua figlia è davvero morta.

Mie non se ne rende conto e per uno scherzo mentale, negazione diremmo, ha cancellato l’elaborazione della sua morte. La famiglia così decide di comune accordo di inscenare una sorta di delirio collettivo: far credere che Romy, la bambina, sia ancora viva. Mie, che ignora tutto questa drammatizzazione, convinta che sua figlia sia ancora con lei agisce come se fosse tutto come prima. Le prepara il pranzo, parla con lei, interagisce proprio come se fosse viva. Rita, la mamma di Mie, è una donna forte ma profondamente fragile interiormente, appoggia il problema della figlia assecondandola nel suo delirio pur di non vederla soffrire. Egocentrica, istrionica, sposata con un noto neurologo ora malato di Alzheimer, cerca l’evasione col giovane badante del marito e si scopre che in realtà il noto professionista non è il vero padre di Mie. E lei lo scopre nel peggiore dei modi, dopo aver scoperto anche la tresca del marito con la sua ex, Veronique che avrà una parte importante nella storia.

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Sebbene sia stata tutta la famiglia d’origine ad appoggiare la follia di Mie, il personaggio chiave di Tabula Rasa è sicuramente il marito. Amorevole ma coartato nell’espressione dei sentimenti, comincia a destare sospetti in Mie quando è convinta che lui la tradisca, e rafforza il controllo su di lei quando la moglie realizza di aver perso la figlia. In uno dei suoi pedinamenti, infatti Mie scopre che il marito si reca al cimitero a portare i fiori alla tomba di Romy ed è lì che la storia comincia a dare indicazioni importanti anche sulla sparizione dell’uomo misterioso.

Menzogne che accecano

La prima parte della serie è incentrata sulla ricostruzione anamnestica ed esistenziale di Mie e sul rapporto delirante con questa bambina che crede sia posseduta da uno spirito maligno. Con la realizzazione della morte della figlia, Mie ricompone il puzzle della sua vita, di quella che credeva vera e di quella che le era stata confezionata ad hoc perché non soffrisse. È nell’insight del ricordo e della realtà che Mie colma il vuoto e la sua mente si compensa come può.

Ed ecco che su due piani paralleli, medici e investigatori conducono una danza in cui lei deve fare i conti solo con se stessa, contro tutti. Contro il marito, che diventa aggressivo e violento alla notizia che Mie frequenti Tom, lo sconosciuto, che poi scopre essere l’artefice del suo incidente. Contro l’investigatore che la pressa con le ricerche su Tom, che è suo figlio. Contro la psichiatra che forse nasconde qualcosa. Contro la sua famiglia così frammentata nei rapporti e quindi così poco chiara nelle intenzioni.

Solo i pazzi dicono la verità.

È quello che dice Vronsky, il suo compagno di istituto – un piromane dalla doppia personalità – che la sostiene fino alla fine per poi suicidarsi per aver commesso l’errore di aver tradito la sua fiducia. Sa di non esserle stato accanto fino in fondo e per questo vuole sparire. Chi è veramente l’Altro? Padri che non sono padri e se lo sono lasciano figli abbandonati a se stessi. Madri che pensano solo alla propria condizione esistenziale. Coppie che si sgretolano alle prime difficoltà, si chiudono e cercano evasioni esterne. Medici che fanno il doppio gioco. Alla fine, solo “i pazzi dicono la verità”.

È ciò che è capitato a Mie. Suo padre non è il vero padre, il marito la tradiva con la sua ex, sua figlia è morta, lei ha perso la sua identità e il suo terapeuta è la famosa Veronique con cui Benoit l’aveva tradita. Avvocato di successo, figlia di un noto psichiatra, decide di prenderla in cura per assicurarsi un futuro con l’amante. È lei che provoca l’incidente a Mie spingendo la macchina di Tom contro la sua auto. Ma poi Tom decide di vendicarsi di lei e la uccide.

Un thriller psicologico denso di emozioni e colpi di scena in cui il soggetto principale è la fragilità umana: il malato, il sospettato, il fragile sono le persone colme di un’umanità che si infrange contro la follia dell’egoismo e della vendetta, di chi reputandosi normale è in realtà un folle. È con questa consapevolezza che Mie si libera dei suoi fantasmi e delle sue colpe, e ritorna a casa con suo marito e la sua nuova identità, verso una nuova vita.

Cinematographe.it ha espresso un giudizio differente su Tabula Rasa, definendolo un prodotto acerbo e dal finale improbabile. Ecco la loro recensione!

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