Supereroi non super | The Boys e The Umbrella Academy

Con la vittoria del Leone d’Oro di Joker, e con il traguardo del film che ha incassato di più nella storia del cinema di Avengers: Endgame, il genere cinematografico sui supereroi si è definitivamente attestato nella nostra cultura. E serve a poco dire che Joker non è un supereroe, è qualcosa di diverso… Possiamo considerarlo qualcosa di diverso solo perché il supereroe “classico” è nel nostro immaginario ordinario.

Questa attestazione dei cinecomic, giunta alla fine di un nuovo ventennio iniziato con la saga degli X-Men, ha portato con sé una ricca produzione di serie televisive che in qualche modo hanno tratto la loro linfa dai supereroi del cinema: alcune muovendosi direttamente nell’universo immaginario del grande schermo, come Agents of Shield, Titans, Daredevil, Watchmen… altre provenendo solo dal fumetto e approdando al di fuori della carta stampata facendo affidamento sul fatto che di supereroi normali ne abbiamo fin troppi: è il caso The Boys (Amazon Prime Video) e The Umbrella Academy (Netflix).

The Boys, lo star system malato dei supes

In The Boys, tratto dall’omonimo fumetto di Garth Ennis, un gruppo di outsider è impegnato nella lotta contro i supereroi, adorati come star del cinema ma in realtà dedite ad ogni tipo di violenza e vizio. Come quando si scopre che il proprio calciatore preferito è in realtà una persona meschina e che umanamente vale molto poco, così Huges (uno dei due protagonisti della serie tv) si trova davanti a un’amara realtà: i supereroi sono degli esseri vanesi, egoisti e che non tengono in alcuna considerazione la vita degli uomini “normali”.

A guidarlo nel suo percorso di consapevolezza è Billy Butcher, personaggio misterioso e pericoloso, esperto in tutto ciò che riguarda i supes (diminutivo dispregiativo di superheroes) e desideroso di annientarli con tutti i mezzi necessari.

Senza entrare nel dettaglio della trama, in The Boys assistiamo a una variante estrema sul tema dei supereroi, raccontati come una vera e propria degenerazione della società occidentale, con riferimenti nemmeno troppo velati allo star system cinematografico, sportivo e politico. 

Onnipotenti e venerati come divinità da tutti (ad eccezione delle loro vittime collaterali e delle famiglie che vengono adeguatamente ricompensate per il loro silenzio), i supes conducono nel loro privato vite dissolute e coltivano perversioni causate dalla noia assoluta e dalla consapevolezza che oltre a loro non c’è nulla. In questa descrizioni del sistema dei supereroi c’è sicuramente qualche eccezione, ma in generale in The Boys viviamo la storia dal punto di vista di un gruppo di sconfitti che cercano con le unghie e con i denti di ribaltare il disordine sociale

I sette supereoi più forti e famosi di The Boys sono una parodia della Justice League targata DC Comics

The Umbrella Academy, una famiglia tristemente ordinaria 

Il paradigma classico del supereroe in The Umbrella Academy viene rielaborato in chiave family drama. La famiglia Hargreeves è infatti composta da personaggi dotati di speciali abilità e addestrati da sir Reginald, che ha adottato sette neonati – venuti al mondo in circostanze straordinarie – per farli diventare un team di supereroi.

La serie inizia quando questo progetto di famiglia super è già fallito, e i fratelli si riuniscono per indagare sulla misteriosa morta di sir Reginald, che in qualche modo è collegata all’imminente fine del mondo. The Umbrella Academy si dipana quindi in due direzioni: da una parte bisogna salvare il mondo, dall’altra ognuno dei sei protagonisti è messo di fronte al complicato rapporto con il padre defunto. La parte più tradizionale di lotta contro il male viene quasi subordinata alla ricerca del senso della famiglia e della relazione con il padre: il risultato è un ritratto famigliare disfunzionale molto contemporaneo, in cui la madre robotica esiste solo per abbracciare i figli prima di andare a dormire e il padre ha trattato i figli in maniera dispotica per far uscire il meglio da loro (fallendo abbastanza miseramente).

Il supereroe che non interessa più (in televisione)

Queste due serie tv sono forse il sintomo della saturazione di un certo tipo di produzione sui supereroi. Gli eroi buoni, potenti e in lotta perenne contro il puro male non sembrano affascinare più di tanto, almeno sul piccolo schermo. Quando si tenta di raccontare questo tipo di storie gli esiti artistici o di pubblico sono negativi: è il caso di Inhumans, Agents Carter o dei vari Luke Cage e Iron Fist, serie tv chiuse subito o non rinnovate dopo poche stagioni. 

Non si tratta soltanto del successo di eroi che non vogliono essere eroi: bisogna considerare due aspetti che superano questo modello. Da una parte il genere supereroistico si adegua, dove può, alla vittoria del personaggio edgy, moralmente complesso che ha convertito tanti altro generi. Dall’altra queste produzioni non vogliono competere in alcun modo con gli Avengers o con Batman: semplicemente cercano delle zone grigie inesplorate intorno alla narrazione sui supereroi, anche a costo di diventare dissacranti, volgari o semplicemente prevedibili.

Cambiare diametralmente il punto di vista, come nel dissacrante The Boys, o variare sul genere come nel familiare The Umbrella Academy, sono due vie che verranno percorse sempre di più nel portare i supereroi in televisione. Per vedere cos’è un vero eroe bisognerà ancora pagare il biglietto del cinema.

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