The Man in the High Castle

The Man in the High Castle è una serie fantascientifica basata sul romanzo ucronico distopico di Philip K. Dick  La svastica sul sole del 1962. Il personaggio centrale è squisitamente femminile, come in Collateral.

Da dove viene The Man in the High Castle?

Prima di addentrarci nell’analisi della serie The Man in the High Castle è doverosa una premessa. Abbiamo scritto fiumi di parole per fornire categorie d’interpretazione per non subire passivamente la visione di serie televisive.

Istantv è un progetto nato con la consapevolezza che la cultura del post umano è nata come profonda crisi dell’umanesimo personalista. Con serie come  Legends, Limitless, Transparent, How to get away with murder, Breaking bad, Tin Star, Altered carbon, tanto per citarne alcune, abbiamo indicato l’ansia di superare quei limiti imposti dal corpo, dalla coscienza, dalla legge scritta, dalla morte.

Cercando di stimolare una fruizione attiva e pensante di questi contenuti, esprimiamo la necessità d’interloquire con la parte tematica della storia, considerando le nuove serie televisive come la nostra più significativa narrativa contemporanea.

Cerchiamo di dialogare con ciò che l’arte narrativa contemporanea esprime. Comprendere, rispondere pubblicamente a quello che potrebbe essere, in alcuni casi, una dolorosa provocazione. Perché chi provoca chiede risposte.

È anche vero che realtà significa complessità e spesso quelle risposte nascono spontaneamente proprio nella stessa arena in cui le domande di senso sono gridate .

Non solo postumanesimo

I principi base di un’antropologia umanista non sono esclusività del cristianesimo, ma dell’occidente. Proprio per questo si possono notare alcune storie che esprimono una vera e propria proposta (neo) umanista. Già Con Maigret e Collateral (entrambi della BBC) ne avevamo avuto sentore, ma con la serie americana prodotta da Amazon Studios, The Man in the High Castle, ne abbiamo avuto la conferma: il postumanesimo non è l’unico paradigma culturale valido.

Cosa s’intende per umanesimo in drammaturgia?

In che senso diciamo che una serie come The Man in the High Castle è intrisa di umanesimo? La centralità di personaggi che provano compassione per il dolore altrui, che rinunciano al proprio bene in favore della salvezza dell’altro; la simpatia del narratore verso questi personaggi; la presenza della coscienza che crea nei personaggi di finzione senso di appartenenza e genera in essi rispetto per la sacralità della persona al di là di ogni legge positiva. Ecco che cosa significa umanesimo in drammaturgia.

La geopolitica di The Man in the High Castle

Esattamente il contrario di quel comune denominatore post-umano delle serie citate all’inizio di questo articolo. Non solo, il contrario anche di quello che Truby rilevava nell’ articolo “La Rivoluzione delle serie” apparso sul blog personale ( J. Truby, TV’s revolution in Story , in  www.truby.com, febbraio 2014):

queste storie non trattano di come vivere una buona vita in un mondo moralmente impegnativo, ma di come si vince la partita, e finiscono con il sostenere che nell’agire morale ci sia una buona dose di stupidità.

L’uomo nell’alto castello

Il personaggio principale di The Man in the High Castle, Juliana, non è solo l’apoteosi dell’Antigone di Sofocle, quella che segue la legge interiore, non scritta, incisa dalla notte dei tempi nell’animo umano. È qualcosa di più. È la forza di un’umanità vera che vince su un male potentissimo costruito dal nazismo germanico che ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e sottomesso l’America sganciando su Washington la bomba atomica.

Siamo nel 1962. Hitler è ancora vivo. I nazisti tedeschi e l’impero giapponese dominano il mondo. Ma i giapponesi sanno benissimo che hanno i giorni contati, loro non appartengono alla razza eletta e una nuova devastante guerra potrebbe porre fine a ogni futuro conflitto.

Dopo che sua sorella Trudy, membro della resistenza, è stata uccisa dai nazisti giapponesi, Juliana comprende che deve fare qualcosa ma non accetta la violenza. Lei non è un’assassina e di fronte alla persona si arrende: salva la vita a Joe Black e prova compassione per Tomas Smith, figlio di un potente nazista americano. Senza volerlo, Juliana ferma una terza guerra mondiale. Vive fuggendo, perché sia la resistenza che i nazisti vogliono ucciderla.

The Man in the High Castle, l’uomo dell’alto castello, è il custode dei due mondi, uno nei quali hanno vinto i nazisti, l’altro in cui ha vinto l’America. Questo garante della Storia cerca proprio una persona come Juliana per fermare la catastrofe: una donna buona capace di commuoversi per il destino di un ragazzo, pronta a rinunciare a tutto per un bene superiore.

È lei la costante dei due mondi, perché anche nell’America che ha vinto la crisi di Cuba minaccia la pace. È il senso di umanità che alla fine vince su tutto. Come afferma l’uomo nell’Alto Castello:

Un atto spontaneo di amore e speranza. Ecco su cosa ho scommesso.

Il senso d’umanità può imporsi su qualunque ideologia senza il bisogno di armi nucleari. Dopo che ha rinunciato a tutto, Juliana domanda all’uomo nell’Alto Castello che cosa le rimarrà. Per saperlo, è bene che vi vediate tutta la serie su Amazon Prime.

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