The OA – Prima Stagione

In The OA il colpo di scena non arriva mai

Se sei alla ricerca di una serie televisiva dalla trama inverosimile clicca insieme alla voce “serie tv” sulla categoria “mistero” e troverai diversi link che rimandano a The OA. Se poi guardi il primo episodio, realizzi subito che le ultime immagini spingono a rimanere on line per guardare l’episodio successivo, in quanto il livello di adrenalina mantiene alta l’attesa, ma non certamente fino alla scelta di rimanere davanti allo schermo per un periodo prolungato in un trionfo di binge watching.

Già nel secondo episodio, infatti, tutto rientra in un corpus narrativo con una serie di sequenze lente e statiche, in cui gli autori, Zal Batmanglij e Brit Marling (che è anche la protagonista) tentano di proseguire la corsa verso un colpo di scena che non arriva mai per la staticità con cui alcuni episodi sono sviluppati nella trama.

Bisogna aspettare l’ultimo e ottavo episodio per ritornare a un’intensità percepita come nell’incipit della serie tv. La formula mescolata di elementi drammatici e sovrumani rendono The OA una serie tv che orienta il pubblico a porsi domande correlate al fascino del mistero e dei poteri soprannaturali di cui la protagonista, Prairie Johnson, è dotata. Ma veniamo alla trama senza spoiler che non farebbero venire più voglia di mettersi davanti allo schermo, una storia complessa e dai toni insoluti dove le vittime rimangono in balia di un carnefice che li sottopone, come cavie, a sperimentazioni disumane con l’obiettivo di superare la soglia dell’esistenza terrena e di scoprire cosa accade nella realtà ultraterrena.

La storia di The OA

Il primo episodio si apre con il ritorno di Prairie, una ragazza non vedente e scomparsa misteriosamente da sette anni. Nessuno sa cosa sia accaduto durante la sua assenza, l’unica cosa certa è che ha recuperato la vista. Anche se  The OA presenta alcuni tratti del genere fantasy nel personaggio misterioso di Prairie, non offre una narrazione scorrevole nei passaggi in cui avviene il confronto sia con i suoi genitori adottivi sia con tutte le persone che incontra al suo ritorno.

Nasce una complicità con Steve Winchell, un adolescente aggressivo e bullo che sfoga la sua rabbia in atti vandalici e sessuali, ma solo dopo alcuni scambi di intensa conflittualità, in cui il ragazzo si rende conto di essere davanti a una persona dotata di poteri misteriosi che si declinano sempre a favore del bene, della vita e della verità.

Al di là di questi elementi angelici, The OA non presenta Prairie come un’eroina, in quanto rimane una figura enigmatica anche per l’FBI che vorrebbe indagare sul caso da risolvere e offrirle un supporto psicologico, ma rimane impotente davanti al suo inspiegabile silenzio.

The OA: il cattivo

Il mistero pervade tutti gli episodi come il non senso della trama parallela che si svolge presso la miniera, nascosta a un paio di ore di volo dal piccolo centro statunitense, dove il carnefice Hap attira le sue vittime per consumare la tragedia nichilista, riducendo l’esistenza dei sequestrati al nulla, al ruolo di cavie, solo per il capriccio di esaudire la sua arroganza di scienziato che studia sulla loro pelle le esperienze di pre-morte.

Prairie cade nella stessa trappola dei suoi compagni di sventura e per sette anni il tempo si ferma anche per lei, ma non per lo spettatore che, negli episodi centrali, sperimenta una suspense in cui non vede l’ora di assistere al colpo di scena che metta fine a quella visione macabra e manipolatrice e che invece non arriva mai.

Chi decide di continuare la sua corsa con la visione degli episodi successivi, prova il fastidio di una quotidianità che non promette nulla di buono per le cavie testate a turno attraverso un marchingegno alquanto surreale con cui giungono nella dimensione ultraterrena, per poi tornare nelle grinfie del mittente perverso. L’unica logica che tiene in vita i prigionieri, in quelle gabbie a vetro che richiamano i reality show è di resistere a quella sorta di big brother forzato fino a quando il malvagio scienziato non compie un errore o una distrazione.

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Amicizia e libertà in The OA

La consapevolezza di non poter fare molto per cambiare il loro stato di prigionia non li scoraggia, ma li aiuta a reagire, a non perdersi con il pensiero e a non arrendersi. Hommer, l’atleta prigioniero, incoraggia Prairie con le giuste parole che gli daranno la chance di provare a liberarsi e di sperimentare la libertà, nonostante il sequestro in corso: «I tuoi pensieri proveranno a buttarti giù, non farlo accadere! Troverai la tua libertà nel sonno, nei tuoi sogni, è il modo che usiamo per non impazzire. Come ti chiami?».

Da questa battuta nasce una grande complicità che li terrà in vita grazie al legame empatico che si crea, un’alleanza che gli permetterà di non sentirsi soli e di andare oltre le paure e gli orrori del contesto.

Basterebbe questo scambio verbale liberatorio tra le due vittime per smentire chi vorrebbe fermarsi e cercare un’altra serie tv, come per i libri mai letti fino alla fine? Risposta: basterebbe guardare The OA con più attenzione e fare rewatch di quei minuti in cui si coglie un messaggio, un gesto, un’opportunità in base alla sensibilità di ognuno.

Come cambiano i personaggi

La battuta di Hommer può essere una chiave di lettura consolante per ogni essere umano sottoposto a situazioni di frustrazione e di limite in cui rimane da giocarsi la dimensione della libertà come jolly che salva dalle condizioni insostenibili della vita? Davanti alla complessità di questo punto di domanda, rimane lo spazio aperto a libere interpretazioni, ma una cosa è certa: lo studente Steve, i suoi compagni e l’insegnante Betty cambiano in meglio per la presenza misteriosa ma costruttiva della protagonista, la loro vulnerabilità acquista un senso anche davanti a un pubblico perplesso e si supera l’impasse di scene dissonanti di una serie tv attraversata da una sorta di involuzione nella storia, soprattutto quando il carnefice Hap catapulta in anticipo e in modo forzato le sue vittime nello spazio pre-morte.

La conoscenza della dimensione ultraterrena è il mezzo con cui la serie tv The OA si avvia verso il finale dove ha luogo il colpo di scena, si svela il volto dell’eroe e si attribuisce un senso a tutta la faticosa escalation con cui si dispiega l’intera trama.ù
Ecco il trailer italiano di The OA:

di Simona Santoro

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