VIKINGS: RAZZIANDO SI IMPARA

VIKINGS: RAZZIANDO SI IMPARA

Il cuore inquieto del vichingo

Due vichinghi troneggiano su un campo di battaglia spoglio ma insanguinato: sono i fratelli Ragnar e Rollo che, come ogni anno, si sono spinti lungo le coste dell’europa orientale per razziare. Rollo è soddisfatto, quantomeno è sopravvissuto all’ennesimo massacro e si è guadagnato il favore di Odino; Ragnar, invece, non si accontenta. Dopo che l’ultimo nemico cade morto ai suoi piedi, una visione della divinità gli conferma una verità che oramai il giovane guerriero contadino non può più ignorare: il destino di Ragnar Lothbrok è compiere grandissime azioni.

Il protagonista della serie Vikings non riesce ad essere a suo agio con lo status quo, ma non per una malsana sete di potere: vuole scoprire fin dove possono arrivare il cuore e la mente dell’uomo, e sa che per fare questo occorre osare ciò che nessun vichingo abbia mai osato. Il ripetersi annuale delle razzie in posti già noti e sempre inospitali, che possono offrire una rapida morte o un misero bottino, fanno acquisire a Ragnar la consapevolezza di essere nato per compiere gesta memorabili. Ragnar è l’uomo che vuole superare i propri limiti.

 

Go west!

Rompere lo status quo, seguire il proprio cuore, significa per Ragnar portare la propria gente ad affrontare il mare aperto, fare rotta verso la Gran Bretagna. Ma il conte Haraldson (Gabriel Byrne), reggente di Kattegat, la cittadina d’origine di Ragnar, teme che questo progetto possa minare il suo potere e la sua autorità sulla comunità vichinga (non esistevano, come si può intuire, elezioni democratiche). Ragnar allora diventa un personaggio contraddittorio, e, per questo, affascinante: da una parte non desidera altro che un luogo coltivabile dove crescere i propri figli insieme alla moglie Lagertha; dall’altra la propria lungimiranza lo porta a scontrarsi con il potere costituito, fino a diventare egli stesso detentore assoluto di tale potere, grazie all’autorità conferitagli dalle mirabolanti azioni ispirate dagli dei (come ad esempio trasportare “in spalla” un’intera flotta per cogliere il nemico di sorpresa) e alle numerose battaglie vinte. La scoperta di nuove terre da razziare (Gran Bretagna e Francia), l’ampliamento del proprio dominio e la necessità di stringere nuove alleanze porteranno Ragnar ad abbandonare gradualmente il sogno di vita domestica, spingendolo a intraprendere sempre più speditamente la strada del re dei vichinghi, sacrificando il primo matrimonio, l’amicizia del fratello (che non può sopportare di vivere alla sua ombra) e la vita di molti amici. Ma la vittoria e il potere non hanno mai avuto presa su Ragnar: ogni passo in avanti diventa sempre più pesante, e la corona di re si trasforma in un fardello dal quale liberarsi, ma solo gli dei possono decidere come questo debba accadere.

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Un’amicizia tra Odino e la Croce

In una delle prime incursioni sulle coste della Gran Bretagna, Ragnar e i suoi uomini saccheggiano un monastero, trucidandone gli inermi abitanti e beffandosi dei loro atteggiamenti remissivi. Solo Athelstan, un giovane monaco, sopravvive, poiché reclamato da Ragnar come bottino. Arrivato a Kattegat come un animale domestico, Athelstan imparerà a conoscere la cultura norrena, iniziando una relazione di amicizia con Ragnar, che vive quotidianamente grossi dubbi sull’esistenza dei propri dei. Il monaco guadagna la fiducia e la stima di Ragnar, finendo per questo inviso a Floki, il costruttore di barche e migliore amico del protagonista. L’amicizia tra Ragnar e Athelstan rappresenta la complessa relazione tra la cultura norrena e la religione cristiana, e vede il suo apice nella preghiera del Padre Nostro che i due fanno insieme, inginocchiati. Eppure, mentre i due pregano insieme, viene perpetrata una strage a danno dei nemici di Ragnar, in una sequenza che rievoca inevitabilemente la famosa scena del battesimo de Il Padrino.

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