VINYL

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ECCESSI, VIZI E TENDENZE GIA’ POST MODERNE

Nella cornice “anni 70” di una New York corrotta, sconvolta dalla malavita e dall’avidità, l’esperto produttore discografico Richard Finestra, dopo anni di successi, si trova costretto per problemi economici a vendere la sua etichetta discografica “American Century” ai concorrenti tedeschi della “Polygram”.

Oltre alle difficoltà interne alla sua azienda e alle tensioni con il dirigente Zak Yankovich, Richard deve affrontare la crisi con la moglie Devon, ex membro della Factory di Andy Warhol e sempre più decisa a riabbracciare il suo vecchio stile di vita anticonformista. Grazie allo sforzo produttivo congiunto del leader dei Rolling Stones Mick Jagger e del regista Martin Scorzese, Vinyl catapulta lo spettatore in un periodo turbolento della nostra storia recente, un’epoca dominata da aspri conflitti generazionali e dal costante desiderio di sperimentalismo, una realtà tutta all’insegna del celebre motto “droga, sesso e rock’n’roll”. L’impegno profuso da questi due protagonisti e testimoni oculari riesce con efficacia a illustrare gli imponenti cambiamenti socio culturali che hanno segnato l’industria musicale negli anni “70, del secolo scorso, con un’attenzione particolare all’atmosfera psichedelica ricreata durante i concerti, allo “scouting” delle band emergenti, al primato dello “show business“ e al progressivo emergere di nuove tendenze quali punk, disco e hip-pop.vinyl2 Ancor più interessante risulta la scelta degli autori di rivolgere lo sguardo al “dietro le quinte”, ai veri protagonisti occulti di quell’epoca: i discografici. Ne emerge una realtà cinica, fatta di imprenditori abili e senza scrupoli che hanno saputo elevare a simboli ed icone di intere generazioni giovani dal talento musicale (spesso) mediocre. Le divergenze di opinione, ed i conflitti durante la fase di incisione di un disco risultano illuminanti in tal senso e rivelano l’ossessione dei discografici per la ricerca di un “sound” che potesse garantire rapidi guadagni. Vinyl mette a nudo il fermento e le dinamiche conflittuali che hanno attraversato l’industria musicale di quegli anni, ma anche l’abilità e la spregiudicatezza di tanti imprenditori che hanno raccolto il disagio, la rabbia e l’anticonformismo delle giovani generazioni elevandole a prodotto culturale, a marchio di fabbrica. Il risultato di questo laborioso processo è la rockstar, termine che non intende esaltare tanto il talento individuale, quanto l’adesione ad un preciso stile di vita, vera e propria incarnazione dell’eccesso e della sregolatezza. Vinyl3Nonostante la serie sia ottimamente confezionata, grazie all’estrema ricercatezza nella riproduzione dei costumi e degli interni, al raffinato lavoro di regia e montaggio, e alla colonna sonora che racchiude i brani delle più celebri band di allora (The Who, Pink Floyd, Led Zeppelin etc) qualcosa non funziona. I personaggi sono appena abbozzati e la loro caratterizzazione psicologica risulta approssimativa e superficiale. In questi primi tre episodi gli autori sembrano concentrarsi più sull’ esaltazione del cinismo e degli eccessi dei protagonisti che non sulle loro vicende personali. La drammaturgia è piatta e priva di pathos ed i dialoghi sono banali e ripetitivi. Manca una vera evoluzione nella trama e nessuno dei protagonisti agisce per un cambiamento di qualsiasi genere. Ne risulta una serie ben realizzata sul piano stilistico, ma fine a sé stessa dal punto di vista drammaturgico. Vinyl, così com’è, non racconta una storia, ma si limita a riportare sullo schermo vizi, tendenze ed eccessi di un’epoca che ha posto le basi della postmodernità.

In onda su Sky Atlantic dal 22 febbraio 2016, ogni lunedì alle 21.10
Ideatori: Mick Jagger, Martin Scorsese, Rich Cohen, Terence Winter
Casa di produzione: HBO
Regia: Martin Scorsese (pilot),
Interpreti principali: Bobby Cannavale: Richie Finestra; Olivia Wilde: Devon Finestra; Ray Romano: Zak Yankovich; Birgitte Hjort Sorensen: Ingrid; Juno Temple: Jamie Vine

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