ANALISI E CRITICA TELEVISIVA AD ALTA DEFINIZIONE

BIG MOUTH

IL SESSO COME MOSTRUOSITA'

                                  di Alessandra Caneva, Claudia Caneva, Tommaso Cardinale

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Un gruppo di ragazzini di entrambi i generi si trova ad affrontare la pubertà, le esplosioni ormonali e i cambiamenti fisici tipici dell’età.

Hanno circa tredici anni: sono Andrew, Nick, Jessi e Missy. Si parla di masturbazione, di mestruazioni, di pulsioni sessuali e fantasie erotiche tipiche di adolescenti, senza limiti, senza filtri di alcun genere, grazie alla libertà che offre una serie animata. Organi genitali e scene di sesso non mancano. Il linguaggio è assolutamente disinibito, le volgarità abbondano.

 

Si tratta di una serie animata per adulti e scritta da adulti che però parla degli adolescenti in piena crisi puberale. Tra l’altro il disegno è volutamente sgradevole, e le proporzioni dei personaggi (di tutte le età) sono sempre disturbanti. Come se bruttura e asimmetria avessero il ruolo di risonanza semantica. Ma la sessualità non è né mostruosa né nemica. Sicuramente la pubertà può creare scioccanti cambiamenti, sensazioni fisiche, desideri cocenti, a volte irrefrenabili ma cosa c’è di così negativo o di brutto in tutto ciò?

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Qual è il senso nel rappresentare l’esplosione ormonale come un mostro cornuto e plantigrado? Il fatto che l’esplosione ormonale influisca anche in quella della fantasia, dell’affettività e dell’idealità è completamente tralasciato in favore del concept “genitale” della serie animata (richiamato evidentemente dal titolo). Sicuramente diverse situazioni rappresentate nella serie sono state vissute da molti degli spettatori, e sempre gran parte del pubblico non ha mai avuto di raccontare gli aspetti più imbarazzanti della propria maturazione sessuale: da questo punto di vista la serie è sia divertente che liberante.

In questo periodo si sogna molto, si vivono accesi amori romantici che affermano la propria identità sessuale; si sviluppa in maniera molto forte il senso dell’amicizia, e si vivono (di solito) gli anni più spensierati della propria esistenza.

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La sessualità non è solo biologica, ma anche psicologica (la passione che ci spinge verso l’altro sesso), erotica (tensione al possesso) e spirituale. L’aspetto spirituale della sessualità fa sì che la forza di attrazione della dimensione biologica e della dimensione erotica diventino un linguaggio globale. In Big Mouth tutti questi aspetti emergenti rispetto alla biologia vengono ignorati o resi parodia, riducendo la complessità della persona e regalando una visione enormemente frustrata dell’adolescenza (si tratta di una caratteristica autobiografica degli autori? Impossibile stabilirlo con certezza).

Dal punto di vista della drammaturgia pura il limite del racconto consiste nella marcata dualità che, alla lunga, può stancare: da una parte i candidi e impacciati Andrew o Nick, dall’altra la bestia che annulla dispoticamente tutto e spinge a masturbarsi, per esempio, cioè a soddisfare un immediato bisogno fisico. La pretesa del racconto di formazione si esprime risolvendo questo dualismo non con l’educazione ma con l’identificazione del Mostro degli ormoni.

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 Conclusioni

La crescita è un’esperienza così traumatica da aver bisogno di un mostro per rappresentarla? La serie Big Mouth tuttavia solleva una questione molto reale e molto attuale: le nuove generazioni non vivono un vero confronto con gli adulti perché si vergognano o sono portati a vergognarsi di quello che naturalmente sentono. Ma se si riduce la vita di un adolescente alla masturbazione solitaria o di gruppo di fronte a un film porno, il vizio di forma è da ricercare proprio negli autori adulti che scrivono. Nessun adolescente vorrebbe raccontarsi così.

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