ANALISI E CRITICA TELEVISIVA AD ALTA DEFINIZIONE

DARK

OSCURITA', SOLO OSCURITA'

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C’era una volta la Critica che, al di là della forma stilistica, studiava i significati profondi di una narrazione.

Con il crollo della grandi condivisioni - le ideologie, le religioni, le grandi narrazioni- tutto ciò è venuto meno. Il relativismo imperante, il nichilismo più esasperato hanno portato a sollevare la Critica dall’intento di confrontarsi con i sistemi di pensiero che sempre sottendono un’opera artistica.


Purché non si violi il politically correct, purché la qualità stilistica della narrazione sia eccellente, tutto il resto non conta. Le serie televisive straniere, in particolare, devono avere l’intento d’intrattenere, non di dire la verità, non di farci vivere un’esperienza estetica che ci riveli ciò che, riguardo le grandi domande, c’è sfuggito. Non un qualcosa che ci renda migliori, che ci aiuti a vivere con più consapevolezza: questa è roba antiquata, passata di moda. E si dimentica che tutti noi, sebbene in modo imperfetto e mutevole, possediamo un senso di ciò che è vero, di ciò che è bene e male.

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Ma c’è qualcuno, come la sottoscritta, che non ci sta, che continua a ricercare il dialogo con il narratore non per censurare o condannare, semplicemente perché crede che una serie televisiva non sia un video gioco e che la parola relativismo non debba coincidere necessariamente con la morte della filosofia.

Anche perché le Grandi Domande sono insopprimibili e continuano a muovere nell’intimo ogni narratore.


Detto questo, ecco il concept di questa nuova serie tedesca ideata da Baran bo Odar e Jantje Friese ed accolta tra i titoli della piattaforma di Netflix.
33 anni separano il 1986 e il 2019. Ciò che unisce le due epoche è la sparizione di due bambini, Mads Nielsen ( 1986) e Mikkel ( 2019), avvenuta in circostanze misteriose. Siamo in una placida cittadina tedesca , Widen, dove però incombe una sinistra centrale nucleare. I protagonisti di questa storia sono sempre gli stessi, più giovani o più vecchi di 33 anni. La famiglia che subisce il dramma per ben due volte è quella dei Nielsen.

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Ulrich, Regina, Hannah, Charlotte, Katharina sono i ragazzi nell’86; Jonas (figlio di Hannah), Bartosz (figlio di Regina), Franziska (figlia di Charlotte) e i fratelli Magnus e Martha (figli di Ulrich e Katharina) i ragazzi del 2019.

Un incidente nella centrale nucleare ha aperto un buco nero e la possibilità di muoversi nei due spazi temporali ai quali si aggiunge anche un terzo, il 1953, sempre distante 33 anni e sempre segnato da vittime di bambini.


Concordo pienamente con chi sostiene che Dark non sia una serie di fantascienza, ma che quello che più vuole è mettere a fuoco  i rapporti malati tra i membri della piccola comunità. Le stesse case occupate dalle generazioni che si susseguono mettono ben in evidenza come i drammi nascono all’interno delle famiglie e poi si allargano al ristretto numero di occupanti di Widen.


La trama è complicatissima e molto difficile da seguire. Di fronte un prodotto come Dark, sicuramente avvincente, con straordinari cliffhanger di fine puntata che ti spingono ad andare avanti, con ottimi attori come Oliver Masucci, non si può non elogiare la qualità stilistica. Ma uno spettatore ancora pensante si accorge che vengono buttate sul piatto tematico interpretazioni della realtà che vanno dal testo biblico, stravolto naturalmente, a simboli della massoneria ebraica nonchè miti millenaristi, senza che vengano sviluppati in maniera coerente.

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Ma di fondo c'è una dimensione molto negativa della vita, non a caso, Dark, il titolo della serie, con una figura cristologica anche fisicamente somigliante, secondo la tradizione iconografica, ma debole. La stessa luce è fioca mentre l'oscurità è forte. Con il risultato che il prodotto risulta vincente ma profondamente negativo, profondamente pessimista. L’esistenza umana finisce chiusa in un tragico labirinto e in mano a una logica universale crudele, a volte insensata.

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